joi, septembrie 28, 2006

vineri, septembrie 22, 2006

Mircea Spiridon- un alt muncitor roman victima a accidentelor in constructii


Tanar muncitor roman clandestin moare in urma prabusirii cladirii pe care o restructura

Firma italiana de constructii a declarat ca “toti muncitorii s-au intors acasa dupa prabusire”

De ce a murit Mircea Spiridon?

In seara de 22 septembrie, la Licata, o localitate din Agrigento ( Sicilia) a decedat imediat dupa ce a fost purtat in spital muncitorul roman Mircea Spiridon, de 32 ani. A ramas sub daramaturi 48 de ore fara posibilitate de miscare. Numai sotia a insistat sa se inceapa sapaturile, vazand ca Mircea Spiridon nu s-a intors acasa.

Cu putin timp inainte, pompierii si specialistii care au participat la extragerea lui de sub daramaturi au ajuns la concluzia ca bucata de ciment care a cazut peste tanarul roman nu putea fi inlaturata in nici un fel. Asa ca au cerut medicilor sa recurga la amputarea de urgenta a picioarelor. In sfarsit muncitorul a fost extras si purtat pe targa, in aplauzul multimii care se adunase intre timp, alimentat cu oxigen si in aparent stat inconstient.

Dar in desfasurarea acestui caz sunt prezente multe semne de intrebare. In telejurnalul de la pranz cronistii relatau in direct ca condititiile romanului sunt bune, ca vorbeste mult cu echipa de salvataj, cerand apa. O doctorita care a avut ocazia sa-l viziteze a declarat ca “conditiile de sanatate nu sunt preocupante”. Tanarul a sesizat ca impreuna cu el mai erau doi muncitori romani, tot clandestini care ar fi ramas ingropati de vii. In stirile de seara nu se mai amintea de acest “particular”, nici nu au fost prezentate ulterioare cautari printre daramaturi.

Din pacate, moartea lui Mircea Spiridon se adauga lungului sir de accidente fatale in domeniul constructiilor in Italia. Victimele sunt in special cetateni romani ( doua din trei victime straine) fara documente, dispusi sa lucreze o zi intreaga in conditii inumane pentru sume de circa 30 euro. Nu sunt asigurate nici cele mai mici conditii de siguranta pe santiere, iar in caz de accidente firma nu isi asuma nici un fel de responsabilitate. In cazul acesta in particular firma de constructii avea numai un muncitor cu acte in regula, pentru o lucrare de restaurare a unei cladiri intregi de cinci etaje! Toti ceilalati erau clandestini.

De cele mai multe ori castigului derizoriu al muncitorilor corespunde un venit consistent al firmelor. Acestea de multe ori isi asigura efectuarea lucrarii in urma unui concurs public- appalto- plata la terminarea lucrarii fiind foarte buna.

Cine va explica vaduvei lui Mircea Spiridon si celor trei copii din ce cauza, sau mai bine zis din ce cauze a murit sotul si tatal lor?

Caravana Presei la Roma


A ajuns si la Roma Caravana Presei, a doua capitala vizitata dupa Atena, zilele trecute.

Ziaristii au declarat ca vor sa cunoasca direct realitatea romanilor din strainatate, si sa informeze nu numai despre cazurile extreme in majoritate negative.

Au venit cu obiectivul sau cu speranta sa gaseasca persoane care s-au realizat in strainatate. In schimb a fost o ocazie pentru a afla mai multe despre problemele de zi cu zi ale romanilor de aici. "Realizat" in Italia inseamna de multe ori a avea o casa, un contract in regula dar mai ales chiar si numai un permis de sedere.

marți, septembrie 05, 2006

Il galateo dell’immigrato

Per gli stranieri che vivono in Italia
…E per gli italiani che interagiscono con gli stranieri


Le regole di vita per una convivenza pacifica e senza ….rancori
- evitare di domandare a una persona che sembra straniera subito: “di dove sei”? una persona merita di essere conosciuta e apprezzata per quello che è, a prescindere dal paese di provenienza.
- Appena saputo che l’interlocutore appartiene ad un gruppo etnico che in generale si occupa di fare lavori di servitù, evitare di dire: ah.. anche la mia domestica è romena: si eviterà un silenzio imbarazzante.
- E di buon ton cercare di correggere, per quanto possibile, gli errori di pronuncia o in genere, linguistici, degli interlocutori stranieri… dati con un tono normale, evitando quello di superiorità, i consigli sono sempre utili.
- È molto brutto vedere per strada degli uomini italiani che attaccano il discorso con delle giovani donne di aspetto estraneo, considerando che “straniero” significhi “disponibile”. La risposta dovrebbe essere proporzionale all’attacco: brutale, magari alzando la voce e guardando l’aggressore negli occhi. Tante volte il discorso inizia proprio con : da dove vieni, sei straniera. Tali individui approfittano dall’imbarazzo delle signore, che si sentono già in svantaggio dalla barriera linguistica.
- Per gli stranieri: cambiare il nome, nel senso di “italianizzarlo” dà un senso di perdita d’identità: mantenere invece il proprio nome, magari ripetendolo più volte agli amici italiani.
- E’ da mal educati guardare con curiosità e insistenza un gruppo di stranieri che parlano nella loro lingua, come se avessero il diritto a curiosare. Ancora più mal educato è guardarsi intorno per trovare sguardi compiacenti d’altri concittadini.
- In occasione delle feste, comportarsi con gli amici stranieri, se è possibile, come lo fareste con gli amici italiani: telefonare. Di sicuro non sarà un disturbo, ma una piacevolissima sorpresa. In occasioni delle feste gli stranieri si sentono i più soli.
- Non applicate mai degli stereotipi a varie etnie.
Appena laureata, una persona che mi conosceva soltanto per essere romena, e sapendo che sto cercando lavoro, mi ha chiesto: noi avremo bisogno di una donna delle pulizie…senza chiedere che lavoro cerco od altro. Io mi sono amaramente divertita!

duminică, septembrie 03, 2006

Oecumenia- Epifania

L’Epifania e San Giovanni Battista

-il 29 agosto la Chiesa Ortodossa commemora la decapitazione di San Giovanni Battista

Titolo originale, dall'arabo traduzione in inglese: “The Epiphany and St. John the Baptist”

- riassunto del libro scritto da Sua Santità Papa Shenouda III, Papa della Chiesa Ortodossa Copta

Fra le tante feste del mese di Gennaio, un posto speciale occupa l’Epifania, cioè la festa del battesimo, chiamata anche la festa della divina manifestazione (Teofania). Il battesimo avvenne nel nome della Trinità che si è manifestata per la prima volta, e per immersione. Nel battesimo di Cristo Signore noi ricordiamo la sua umiltà, poiché Egli è andato da Giovanni Battista, pur non avendo bisogno, per “ adempire ogni giustizia”. L’Epifania ci ricorda anche il nostro battesimo, come primo sacramento della Chiesa, insieme alla cresima e all’eucaristia. Così il bambino diventa un membro della Chiesa, sotto la guida di un padrino, che può essere la madre.

Il battesimo è una prova di umiltà del Signore, come fu anche il suo digiuno: Egli era infatti senza peccato, il suo non e stato un battesimo di penitenza. Vi è anche il rispetto di Cristo verso il sacerdozio di Giovanni, che gli disse: “Io non sono degno neanche di portagli i sandali” (Mt 3, 11). Cristo si è umiliato per pagare i nostri peccati iniziando con quello di Adamo.

Durante la sua opera Giovanni Battista è diventato “grande davanti al Signore”. Sua grandezza si è manifestata già dalla sua nascita. Lui era “pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre”, come mai nessuno nella Santa Bibbia. La sua missione, Giovanni la compie in breve tempo, forse sei mesi. Lui non e stato affetto dalla corruzione dei suoi tempi. Trascorse tutta la vita nel deserto come un asceta ed e l’unico ad avvertire Erode dei suoi peccati. Quando fu decapitato, la sua voce continuava a sentirsi.

L’icona di Giovanni Battista è l’icona del battesimo di Cristo. La sua vera grandezza, oltre a essere stato un martire, è quella di aver battezzato Cristo. Così la Chiesa non lo chiama né Angelo Giovanni, né Profeta, né Martire, ma Giovanni Battista.

Giovanni chiese al Signore: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” (Mt 3,14). Il Signore non gli rispose che non ne aveva bisogno, ma gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia” (Mt 3,15). Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce: “non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui” (Gv3, 28).

Il nostro battesimo è differente dal battesimo di Giovanni: è una nascita dall’acqua e dallo Spirito, è morte e resurrezione con Cristo. Mediante il nostro battesimo noi otteniamo la salvezza.

sâmbătă, septembrie 02, 2006

Misterul cuvintelor, alchimia sunetelor

“what’s in a name/That which we call a rose
By any other name/will smell as sweet
”
W.Shakespeare

Si totusi, numele e legat intr-o masura extraordinara de esenta lucrurilor pe care le reprezinta.

Un trandafir imi inspira in acelasi timp ascutimea spinilor si parfumul intens. Rose, rose, rosa..R e ca un tais, ca o rana, apoi deschiderea gurii in un o larg, un o pentru a-i admira perfectiunea, “s” e un simbol al lucrurilor ascunse, secrete, un fosnet al frunzelor, “s” e un sunet al pamantului, e un sunet terestru, precum sarpele destinat eternei casatorii cu pamantul si umiditatea.Un tais, o exclamatie de frumusete, dar mereu legatura cu pamantul originar.

“s” de la simbol, de la secret: “symbol”, “secret”, “serpent”..dar in acelasi timp reprezinta prin excelenta « sunetul », tot ceea ce urechea noastra poate recepta, totul este o lume de « sunete », sons, sounds.Dar cateodata si al tacerii : silence, silence, silenzio.In acest caz linistea lui “l” invita la odihna: “l” de la liniste, calm…

M-a fascinat intotdeauna sunetul “r”, imi da sentimentul foRtei, o forta care poate insa deveni letala. Moarte, mort, muerte etc.

Cate secrete ascund cuvintele pe care le pronuntam cu atata ignoranat in fiecare zi, secrete ascunse in intelesuri vechi de mii de ani.Cuvintele au pierdut legatura lor originara cu lucrurile.
La inceput, a fost Cuvantul, sunetul. Si noi am devenit ceea ce suntem tocmai datorita acestui sistem de comunicare super perfectionat, care tinde mereu catre abstractizare.Cand ma refer la abstractizare iau in consideratie sistemul de limbi occidentale.

Limba noastra s-a a nascut odata cu ruperea legaturii intime care era intre cuvinte si lucruri.Poate odata cu aparitie scrierii, cand a inceput descompunerea conceptelor in litere, care au dat nastere la alte cuvinte, si la alte semnificate.

Sa ne intoarcem inapoi in timp, cand inca nu reuseam sa articulam cuvinte.Aveam nevoie sa comunicam.Iar sistemul nostru de comunicare era larg.Numai mai tarziu ne-am specializat sistemul de comunicare la cel auditiv.Noi comunicam la inceput mai ales printr-un limbaj al corpului, asa cum fac animalele.Dar nu numai.Si olfactul ne ajuta mult.Pentru reproducere, pentru a semnala pericole, si in sfarsit, sunetele.Toate sunt “limbaje” de comunicare la distanta: tactul e legat de relatiile foarte apropiate, de familie, de cuplu.Noi am perfectionat comunicarea vocala.Poate, printr-o ironie a soartei tocmai datorita faptului ca alcatuirea noastra fizica, si mai ales a aparatului vocal ne permite sa “articulam” mai bine mesaje diverse.

luni, iulie 24, 2006

IO E ROMA - testo originale

Io e Roma

Un viaggio alla scoperta dell’Io plasmato da una città


Il mese d’ottobre a Roma mi è il più caro periodo dell’anno, ma me ne rendo conto solo quando arriva. Le giornate d’ottobre hanno sempre coronato di fascino la vecchia capitale. Mi ricordo con precisione scolastica e scolaresca, di aver letto più volte, del fascino delle “Ottobrate”. Una passeggiata sul Lungotevere, strisciando con i piedi sul tappeto incredibile di gialli fogli, diventa per me una sorta di viaggio iniziatico, una preparazione per abbandonare l’intelletto e lasciarmi andare, sotto la forza delle emozioni istintive. Il fruscio delle foglie, l’ubriachezza di quel colore giallo oro. Le foglie sembrano riflettere, come dei piccoli specchi, la luce e il calore del sole. Un sole amico, non violento, ma materno… come solo nelle incredibili giornate d’ottobre accade, a Roma. Le sensazioni sono quasi voluttuose. Passano gli anni, ma il ricordo rimane nitido, più dei visi amati, e delle pene d’amore. La prima passeggiata romana, a poche ore dal mio arrivo, in quel giorno d’inizio ottobre. Un caldo e voluttuoso piacere. Tante volte lungo questi anni mi bastava strusciare i fogli autunnali lungo qualsiasi strada per ricordarmi quel momento magico del lungotevere di tanti anni fa, vicino all’Isola Tiberina, lungo il potente muro che proteggeva il fiume. È la mia ricorrenza personale, e la festeggio dentro di me come il ricordo di un incontro antico e immemorabile con una divinità. Ogni immagine, ogni profumo ed ogni suono delle foglie autunnali fanno parte di rituale segreto, la mia festa che ha sempre una nota di melanconica tristezza.
L’autunno romano mi sconvolge e mi trascina ogni volta con la stessa forza: e io vivo la mia vita come una giornata d’autunno piena di sole: il sole splende, ma la luce e il calore mutano insieme ai pensieri e alle circostanze. Come se facessi una lunga passeggiata, all’ombra senti il freddo, ma se cambi il lato della strada ti sciogli sotto il calore piacevolissimo dei raggi.
…Ingannevoli gabbiani ruotano intorno al monumento di Piazza Venezia. Ti guardi sempre intorno cercando in lontananza una spiaggia nascosta. Può darsi siano attratti dal bianco imponente, come quello di un tempio costruito sulla spiaggia, dello stesso colore della sabbia? Forse troppo imponente? Il grido dei gabbiani sembra rendere l’aria romana più umida e salata, quasi ad indurre il passante a pensare a lunghi orizzonti marini.
Roma di sicuro è nata sotto un segno d’acqua: amata dai gabbiani, spruzzata dalle decine di fontane, attraversata dal tranquillo e amato Tevere. Lunghe giornate di pioggia battente ti fanno pensare ogni tanto di vivere in un Regno acquatico tratto da un romanzo di fantascienza.
Io e Roma: come due personaggi di un romanzo senza una fine prevedibile: l’eterna protagonista diventa per me il personaggio secondario, specchio e portatore, involucro delle mie sensazioni, e allo stesso tempo palcoscenico. Ed io, che tante volte mi sento irrecuperabilmente sola ed insignificante, divento protagonista.
Protagonista nei miei pensieri, come le tante volte che vado a spendere qualche ora nella bellissima biblioteca di storia, nel palazzo di Via Caetani… mi è capitato di fermarmi per minuti interi a guardare le decorazioni antiche sui muri, di salire piano le scale, immaginando di fare la stessa …fatica di qualche nobile di secoli fa.
Mi siedo sulla banchina del Lungotevere: gente che passa e pensa a se stessa. Ognuno vede quello che gli piace, e i romani sembrano distratti di fronte all’antica Signora, ignorandola e pensando ai propri affari da sbrigare. I ricchi delle periferie rare volte arrivano al centro… almeno di giorno. La routine registra lunghe file di sagome sulle affollate vie storiche, con gli occhi incollati a delle improbabili vetrine…senza sapere il mondo nascosto a due passi dalle rotte turistiche, l’universo delle piccole stradine labirintiche con palazzi dalle facciate grigie e umide, con i piedi che sentono il terreno cambiare, …i sampietrini.
Bassezze edili, luci sottili, uniformità umane e continua ricerca di personaggi che ti possano accompagnare nel tuo sogno, il sangue coperto delle antiche arene, il fasto singolare e sempre più silenzioso delle cattedrali. Pensieri portati dal vento come fogli autunnali.
“Siamo entrati in un mondo di rituali che ci condizionano la vita” pensò, in un momento d’eterea chiaroveggenza. Tristi e solitari rituali cittadini, per quanto mi concerne, nei limiti concessi da una sempre sospettosa società che mi accoglie con riserva. Sorrido come se avessi fatto una scoperta importante. “La mia vita e condizionata da questi piccoli rituali che mi rendono felice, ma solo momentaneamente. Chi sono e dove vado è deciso da abitudini, più delle volte abitudini che detesto. SONO DIVENTATA UNA PRIGIONERA”.
A due passi dall’Isola, mio sguardo fissa di nuovo l’antica chiesetta di S. Crisostomo. Mi ricorda, per quelli piccoli dettagli, le chiese ortodosse. Quante volte l’avrei guardata, in questi anni, e mi è sempre apparsa come avvolta nel mistero, sempre con i cancelli chiusi. Più volte, da quando vivo a Roma, avevo pensato alla città come un centro della cristianità. La Roma cristiana è separata dalla parte imperiale, e dalla parte romantica. Come se fossero tre regni che si tengono a debita distanza, ognuno con la sua giurisdizione. Tre periodi che mi ricordano stranamente la mia esistenza: le storie d’amore passionali e fugaci, la gloria, il misticismo.
Il ponte di fronte all’Isola Tiberina è lo sfondo per le mie grandi emozioni. Il ponte nella mia vita, fra il vecchio e il nuovo. Eppure vado e vengo sulle due sponde. Difficile separarsi dal passato ed accettare il presente. Tanti rimpianti. Lacrime portate verso il mare dalle onde. Qui, pensavo sul ponte, la perdita dell’identità parte dal nome.
Posso affermare che Roma mi ha rapita, nel vero senso della parola. Né avevo previsto né immaginato che la mia vita sarebbe scorsa per tanto tempo nelle vene di questa città. Anno dopo anno, senza avere la certezza che sarebbe seguito un altro. Io vivo Roma, ma a modo mio. Prendendo quello che mi piace e che gli altri lasciano da parte: la vivo da estraneo e da figlio rinnegato. Perché parte di questa famiglia non mi sono mai sentita.
La mia famiglia…il profumo delle feste e l’entusiasmo di quelli che mi circondano, la folla al supermercato- mi fanno brutalmente a pensare ai miei cari…persi mentre io stavo lontano, e gli accompagnavo solo con i pensieri e con le lacrime. Genitori che invecchiano, guardandomi nelle foto di circostanza, pensieri di giorni interi inchiodati in pochi minuti al telefono.
Forse sono fra i pochi stranieri, che pur avendo la nostalgia di casa, non vorrebbero mai ritornare a vivere nel loro paese. Tagliato il passato, difficile il presente, incerto il futuro. Ma l’incertezza per me è fonte di novità, è un cauto ottimismo, è uno stimolo per guardarmi intorno e apprezzare quello che ho già. “Sii felice qua”, mi diceva una cara persona, “guarda alla storia che ti trovi intorno…chi non sarebbe felice a vivere questa città. Trova i tuoi luoghi, i tuoi punti di riferimento e diventa cosciente di quello che vivi”.
Speranze, delusioni, e di nuovo speranze. Solitudine, ricordi e momenti di gioia.

Il mio respiro scandisce il tempo nella Città Eterna. E in questo momento sento che, facendo mio il ricordo, una parte di Roma è mia e vivrà per sempre in me.

miercuri, iunie 28, 2006

il Viaggio della Famiglia Santa in Egitto




L’evento più importanti per la Chiesa Copta è il viaggio della Santa Famiglia in Egitto, durante l’infanzia di Gesù Cristo.

Così si adempie la profezia della Bibbia: “ Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”.

Anche il profeta Isaia testimonia su questi fatti: “In quel giorno ci sarà un altare dedicato al Signore in mezzo al paese d’Egitto e una stella in onore del Signore presso la sua frontiera. Sarà un segno e una testimonianza per il Signore degli eserciti nel paese d’Egitto. Quando di fronte agli avversari, invocheranno il Signore, allora Egli manderà loro un salvatore che li difenderà e li libererà. Il Signore si rivelerà agli Egiziani e gli Egiziani riconosceranno in quel giorno il Signore, lo serviranno con sacrifici e offerte, faranno voti al Signore e li adempiranno” (Isa 19-19: 2 1).

La profezia si riferisce al primo contatto miracoloso con il popolo egiziano, che rinunciava ai propri idoli, laddove passava la Santa Famiglia. Così furono messe le prime radici cristiane in questa terra “benedetta”.

Dice la profezia: “In quel giorno ci sarà un altare dedicato al Signore in mezzo al paese d’Egitto e una stella in onore del Signore presso la sua frontiera”. Secondo la tradizione della Chiesa Copta, l’altare menzionato dalla Bibbia è quello della Chiesa Della Vergine Maria nel monastero di Al-Muharraq. Il monastero fu costruito sul posto dove la Santa Famiglia si fermò per più di sei mesi. L’altare è la pietra dove dormiva Gesù Bambino. Il monastero di Al-Muharraq è situato esattamente al centro geografico dell’Egitto. Per quanto riguarda “La colonna presso la frontiera”, certamente non si può che riferire alla Sede Patriarcale dell’Egitto, stabilita dallo stesso San Marco, l’apostolo dell’Egitto cioè nella città di Alessandria, sulla frontiera nordica.

Ma la profezia non si ferma, e continua: “Quindi il Signore sarà conosciuto in Egitto e gli egiziani conosceranno il Signore in quel giorno e faranno sacrifici e offerte” (Isaia 19: 21). In verità, il cristianesimo si diffuse in tutto Egitto, iniziando proprio dai luoghi visitati dalla Santa Famiglia.

Il Nuovo Testamento adempie le profezie del Vecchio Testamento , nella loro sequenza storica: “Un angelo del Signore è apparso a Giuseppe nel sogno, dicendoli: Alzati, prendi il Bambino e la Sua Madre e fuggite in Egitto e rimanete là fino a che non vi chiamerò” ( Matteo 2:13).

Giuseppe ascoltò. Un asino porto la Vergine Maria, ancora giovane, e il suo Bambino appena nato. E così inizio il loro viaggio predestinato partendo da Betlemme, verso un orizzonte sconosciuto.

Il viaggio era pieno di rischi e molto duro. In quei giorni erano tre le vie che portavano i viaggiatori attraverso il Sinai, dalla Palestina verso l’Egitto. Questo viaggio era di solito fatto in grandi gruppi ben organizzati, anche se la strada era conosciuta.

Ma, nella loro fuga dalla furia infanticida del Re Erode, la Famiglia non poteva scegliere una di questa vie comune seguite dai viaggiatori, ma proseguire su percorsi sconosciuti, guidati da Dio e Suoi Angeli. Hanno iniziato il loro camino, affrontando i pericoli giorno dopo giorno, attraverso valli nascoste e terreni con vegetazione selvaggia, sotto il sole del deserto di giorno e il freddo amaro di notte, protetti dalla bestie e dai tribù selvaggi.

Così sono arrivati nella terra predestinata loro, il rifugio per quello che doveva portare al mondo il suo messaggio di pace e di amore.

La testimonianza del terribile viaggio e del passaggio attraverso il Sinai ci è data dal Papa Teofilo, il ventitreesimo Patriarca di Alessandria (384-412 AD). Egli racconta nei suoi celebri annali, che durante una vigilia del sesto giorno di Hathor, mese coptico che corrisponde approssimativamente al mese di novembre, dopo una lunga preghiera, la Vergine stessa si è rivelata a lui, raccontandogli i particolari del viaggio che nessun cristiano credente metterebbe in discussione.

Un’altra conferma viene dal confronto con le storie trasmesse di bocca in bocca, da una generazione all’altra, che raccontano i miracoli dovuti al passaggio della Santa Famiglia nelle città e nei villaggi dell’Egitto 400 anni prima.

La Santa Famiglia a El-Zaranik e a Farma.

Secondo fonti della Chiesa Copta, fra cui la più importante è la testimonianza di Papa Teofilo, registrata nel “Senexarium” copto, la Famiglia Santa prosegue da Betlemme a Gaza, quindi a El-Zaranik, conosciuto come Floussiat, a circa 37 km a ovest di El-Arish. Poi hanno continuato il loro cammino al nord del Sinai, fino ad arrivare a Farma (vecchia Pelusium), a meta strada tra El-Arish e l’attuale Port Said. Era il loro ultimo arresto nel Sinai, lasciandosi alle spalle i pericoli della selva.

Tel Basta, o Basta, nella quale entrano di seguito, non lontano da Zagazig, la città principale del Governorato di Sharqiah, circa 100 km a nordest di Cairo. Qui Gesù ha fatto sorgere una fonte d’acqua, e la sua presenza ha causato la decadenza dei idoli, come previsto dalla profezia. I cittadini, di conseguenza hanno cambiato il loro comportamento, diventando aggressivi. La Famiglia Santa a dovuto lasciare la città e dirigersi ancora verso il sud.

La Santa Famiglia nella Città di Mostorod

Durante il loro viaggio predestinato, hanno raggiunto Mostorod, che fu chiamato da quei giorni “Al Mahamma”, soltanto a 10 km da Cairo. “Al Mahamma” significa “Il posto del bagno”, nome dato alla città poiché la Vergine Maria a fatto il bagno al piccolo Gesù e gli ha lavato i vestiti. E significante il fatto che, di ritorno verso la Palestina, la Famiglia Santa si fermò ancora una volta a Mostorod, e questa volta fecce zampillare dalla terra una fonte d’acqua che esiste fino ai nostri giorni.

La Famiglia Santa alla città di Balbeis.

Da Mostorod, la Santa Famiglia si dirige a nord est, a Belbeis (vecchia Philippos), sempre nel Governorato di Sharqiah, distante 55 km da Cairo. Si sono riposati all’ombra di un albero che esiste ancora, e fu denominato “ L’albero della Vergine Maria”.

La Santa Famiglia a Meniet Samanoud

Lasciato Belbeis, la Famiglia Santa raggiunge il piccolo borgo di Meniet Samannoud (conosciuto anche come Meniet Genah), attraversando il Nilo alla città di Samanoud (Jemnoty), nel delta. Qui la popolazione locale li ha ricevuti con una bontà e un’ospitalità che e stata ricambiata con la benedizione. (….)

La Famiglia Santa alla città di Sakha

Il nome coptico della città, “Pekha-Issous” significa “il piede di Gesù”, per l’orma lasciata dal piedino del Bambino in una roccia. La roccia è stata conservata in segreto, nascosta per paura dei ladri.
Il viaggio continuò da Samannoud a Sakha e secondo la tradizione passò in molte città e villaggi nei Governorati di El-Sceicco di Kafr e di Gharbia e anche nella terra selvaggia di Belqas.

La Famiglia Santa a Wadi El Natroun

Il loro passaggio a Sakha è ricordata sa dalla documentazione della visione di Papa Teofilo, sia dalle pratiche dei copti all’inizio dell’era cristiana. I viaggiatori arrivano qua dopo aver attraversato il Nilo nella parte ad ovest della Delta, fino a Wadi El Natroun, a quei tempi chiamato Al Asqeet, nel deserto occidentale egiziano. All’inizio del cristianesimo, le parti desertiche di Wadi El Natroun diventarono centri monastici, commemorando spiritualmente il passaggio della Santa Famiglia nella vallata.

Matareya e Ain Shams

Finalmente, hanno lasciato dietro il deserto e si sono diretti verso sud, attraversando il Nilo, a Matariyah e Ain Shams ( vecchia Heliopolis, il luogo della più antica “università” della storia, chiamata dai vecchi tempi dei Faraoni “On”). Entrambi i due siti sono oggi parti dell’attuale Cairo, a soltanto 10 km dal centro urbano.

Zeitun

All’arrivo della Santa Famiglia, Zeitun era un villaggio di una larga comunità di Ebrei. Loro avevano costruito qua anche un tempio, la Sinagoga degli Unias. A Matariyah, c’è ancora un albero visitato da turisti, chiamato “l’albero di Maria”, poiché si pensa che la Famiglia si sia fermata all’ombra di questo albero. Ancora una volta il Bambino Gesù ha fatto sorgere una fonte d’acqua, dalla quale ha bevuto e poi benedetto, e con la quale Sua Madre ha lavato i suoi vestiti. Si dice che dopo aver versato l’acqua del lavaggio per terra, in quel punto è sbocciata una pianta piena di un balsamo profumatissimo. Oltre alle proprietà curative questa essenza è usata nella preparazione dei profumi che formano la Santa Crisma.

Lasciando il Cairo, la Santa Famiglia si riposò per un tempo a Zeitoun, per poi procedere lungo una strada dove oggi sorgono i quartieri affollati della capitale. Ma la comunità copta ha conservato il ricordo del viaggio, e vi sono tanti le Chiese e i luoghi santi cristiani al centro di Cairo: la chiesa della Vergine Maria a Zuweila Alley, la chiesa di San Giorgio il Martire, la chiesa di San Mercurio Abu Sefein (con le due spade), il monastero della Vergine Maria, il monastero di San Giorgio.

Sempre al centro di Cairo, a Clot Bey, ci sono:
-la Cattedrale di San Marco ad Azbekieh,
-un’altra chiesa dedicata alla Vergine Maria, conosciuta sotto il nome “Ezbaweya).

Il Centro vecchio di Cairo

La zona oggi chiamata il Vecchio Cairo, oppure Misr El Kadima, è fra i posti più importanti visitati dalla Santa Famiglia, dove l’impatto spirituale della loro presenza e ancora molto sentito, anche se la loro permanenza fu corta. Il governatore della allora Fustat, infuriato dalla caduta degli idoli al passaggio di Gesù, aveva deciso di uccidere il Bambino. Ma loro si sono rifugiati in una caverna sopra la quale è stato costruita la Chiesa di Abu Serga (Santo Sergio). Questo sito, insieme all’intera area di Fort Babylon è una meta del pellegrinaggio non soltanto per gli Egiziani, ma per i Cristiani di tutto il mondo. Un’aria di pietà e devozione si sente dappertutto in questo distretto.
Questi sono i siti da visitare alla Fortezza di Babylon, parte del Vecchio Cairo:
- La Chiesa di Abu Serga e la cripta della Famiglia Santa,
-Al- Muallaqa (la chiesa appendente), dedicata alla Vergine Maria, sede patriarcale nei primi secoli della Chiesa Copta,
- La Chiesa di Santa Barbara
- La Chiesa di San Giorgio (nel Palazzo di lavori in cera)
- La Chiesa della Vergine (Qasriet Al-Rihan)
- Il monastero di San Giorgio
- Il Museo Coptico
- La Chiesa Ortodossa Greca di San Giorgio
- La Sinagoga di Ben Ezra.

La sezione di Fustat di Vecchio Cairo, che si trova ad ovest della Moschea di Amr Ibn’l Aas, include:
- La Chiesa di San Mercurio Abu Sefein (con le due spade)
- La Chiesa di Abba Shenouda
- La Chiesa della Vergine di Al- Demshiria
- Il monastero di Abu Sefein
- La Chiesa della Vergine di Babylon El Darag
- La Chiesa dei Santi Abakir e Yohanna
- La Chiesa del Principe Tadros Al Misriqi
- La Chiesa dell’Arcangelo Mikhail (conosciuta anche come Al- Malak Al Qibli- oppure “l’Angelo del Sud”).
- La Chiesa di San Mina in Zahraa- Misr El Kadima.


Maadi

Dopo il loro breve ma importantissimo soggiorno nel Vecchio Cairo, la Santa Famiglia si dirige verso il sud, raggiungendo Maadi, un sobborgo dell’attuale Cairo, il quale, ai tempi dei Faraoni, era un distretto periferico di Memphis, allora capitale dell’Antico Egitto. A Maadi si sono imbarcati su una barca che li ha trasportati sul Nilo verso il sud dell’Egitto. Sul punto dell’imbarco oggi c’è una chiesa dedicata alla Vergine, conosciuta come “Al-Adaweya”, la chiesa della Vergine del “traghetto”. Infatti il nome del sobborgo Maadi, deriva dalla parola araba che significa “punto d’incrocio”.

La scala di pietra che conduce verso la riva del fiume, e che secondo la tradizione fu usata dalla Santa Famiglia, e accessibile ai pellegrini attraverso la corte circostante la chiesa.

Un evento miracoloso avvenne un giorno di Venerdì, il 3 del mese copto di Baramhat, il 12 Marzo 1976. Un’antica Bibbia di provenienza sconosciuta, fu riportata dal fiume di fronte alla chiesa. Era aperta alla pagina di Isaia, 19:25 “benedetto il Mio popolo Egiziano”. La Bibbia è ora custodita dalla Chiesa, disponibile ai pellegrini.

Il sud dell’Egitto: il monastero Al- Garnous, Maghagha

La barca a vela che trasportò i viaggiatori si fermò al villaggio di Al- Garnous (in seguito il luogo del monastero di Arganos), 10 km ad ovest di El Nassara ( un piccolo villaggio vicino alla città di Maghagha). Fuori dalla parete occidentale della Chiesa della Madonna, un pozzo profondo si pensa aver fornito da bere alla Santa Famiglia.

Il viaggio continuò fino a un posto chiamato oggi Abai Issous, la casa di Gesù, dove oggi c’è il villaggio di Sandafa, ad est di Al- Bahnassa, a cca 17 km dall’attuale città di Beni Mazar.

Gabal Al Tair- Samalout

Il loro viaggio verso il Sud continua da Bahnassa a Samalout. Attraversano di nuovo il Nilo, nel punto dove si trova oggi la Chiesa Della Madonna chiamata Gabal El- Tair (Uccello della Montagna), ad est di Samalout, due km a sud di Meadeyat Beni Khaled. Questo nome viene dal fatto che migliaia d’uccelli vi si trovano. La Santa Famiglia si riposava nella caverna che ora è situata all’interno della chiesa antica. El- Tair di Gabal è denominato inoltre Gabal El Kaf- Kaf, “montagna della palma”. La tradizione coptica ricorda che, mentre la Santa Famiglia si riposava vicino alla montagna, c’era una roccia che stava per staccarsi, ma il Bambino Gesù allungò la sua manina, e bloccò la roccia. L’impronta della sua palma è ancora visibile.

Ripreso il viaggio, la Santa Famiglia passò vicino ad un albero d’alloro sul lungotevere del Nilo che porta dalla Montagna verso Nazlet Ebeit, in pratica l’attuale ponte di Minia. Si dice avvicinandosi all’albero, questo si è chinato verso Gesù in segno d’adorazione. In fatti, la configurazione dell’albero anche oggi è unica: tutti i rami sono inclini verso il basso, toccando la terra, per poi girare di nuovo verso l’alto. In memoria di quest’evento miracoloso, il nome ricorda la gloria di Gesù: “Al Abed”.

La città di Al Ashmounein- Malawy

Traversando di nuovo il Nilo, tornando sulla riva occidentale, dirigendosi verso il sud, verso la città di Al- Ashmounein (Hermopolis Magna), però sembra non essersi fermati a lungo in questo posto. Lasciandosi alle spalle gli idoli caduti, continuarono verso sud, per altri 20 km, a Dairout Al- Sharif (con il nome greco di Philes), poi a Qussqam (or Qoost- Qoussia). Anche qui gli eventi registrati testimoniano che la gente si infuriò terribilmente quando le statue di pietra degli loro idoli si sono spezzati e sono caduti per terra all’arrivo dei viaggiatori. Un evento storicamente registrato a quel periodo si riferisce alla devastazione di Qussqam e la tradizione copta spiega che la rovina era la conseguenza del rigetto violento dei cittadini verso i loro ospiti.

Totalmente diversa fu l’accoglienza calorosa con la quale i rifugiati sono stati accolti a Meir, (o Meira), a soltanto 7 km ad ovest di Qoussia. Qui hanno trovato soltanto considerazione e ospitalità ovunque andassero, per questo tutta la città e i suoi abitanti furono benedetti.

Il monte Qussqam

Ed ecco il momento il più importante del loro soggiorno in Egitto, arrivati alla loro destinazione in quel posto ricordato della profezia. Qui, dove ci sarebbe stato “ un altare del Signore nel mezzo della terra dell’Egitto”: Gabal (montagna) Qussqam, che prende il nome della città accanto, a 327 km a sud di Cairo, nel Governorato di Assiut. Il monastero di Al- Muharraq fu costruito nella montagna, laddove la Famiglia Santa è rimasta per più di sei mesi. Passarono per lo più di questo tempo in una caverna, che fu trasformata nell’era copta, nel altare della Chiesa di Vergine Maria, , costruita all’estremità occidentale del monastero. La pietra del altare, citata dalla profezia, è la pietra sulla quale si riposava il Bambino Gesù durante i sei mesi.

L’intera area e i posti circostanti sono luoghi sacri dei copti, chiamati anche “il secondo Betlemme”. E qui che l’angelo del Signore è comparso a Giuseppe in un sogno, dicendoli: “Alzati e prendi il bambino e Sua Madre e rientrate nella terra d’Israele; poiché sono morti quelli che volevano la morte del Bambino” (Matteo2:20 e 21).

Il ritorno: Dronka- Assiut
E così hanno iniziato il loro viaggio di ritorno. L’itinerario è un po’ diverso da quello iniziale. Sono passati verso il Monte Dronka, a 8 km a sud –ovest della città di Assiut, e la benedizione della città e commemorata nell’era cristiana dalla costruzione su tutta la parte superiore della Montagna di un vasto monastero.
Finalmente sono arrivati al Vecchio Cairo, allora Mataryiah, ritornando più o meno sui loro passi.verso il Sinai e la Palestina. La Bibbia ci racconta il resto: alla fine sono arrivati a casa, la vecchia casa di Giuseppe, in Palestina, dove si sentirà il messaggio di Cristo.

Il viaggio intero, dalla partenza iniziale da Betlemme, fino al ritorno a Nazareth è durato tre anni. Avevano fatto qualcosa come 2000 km. L’unico loro mezzo di trasporto era un asino debole e una barca a vela quando hanno attraversato il Nilo. Ma per grande parte del percorso, la giovane madre fragile e l’anziano carpentiere hanno dovuto camminare a piedi, sotto il calore feroce d’estate e il freddo mordente dell’inverno, soffrendo la fame e la sete, come i fuori-legge. Fu un viaggio di agonia e angoscia che il Bambino Gesù, la sua Vergine Madre e Giuseppe accolse con gioia interiore e sopravissero per l’umanità.

Il viaggio della Famiglia Santa nella terra dell’Egitto

“Benedetto sia l’Egitto, mio popolo” (Isaia 19:25).

Il ventiquattresimo giorno del mese coptico di Bashans, corrispondente al primo giugno, la chiesa coptica celebra l’entrata del nostro Signore Gesù Cristo in Egitto. Quel giorno, le chiese copte dappertutto nel mondo risuonano delle parole della Doxologia:

“Gioite, o Egitto e gente dell’Egitto, e tutti i bambini che vivono all’interno delle sue frontiere, gioite e alzate i vostri cuori per il Salvatore dell’Umanità, quello che era prima dell’inizio dei secoli, e venuto da voi”.

luni, iunie 19, 2006

Meditatii: SERENITATE

Itinerarii Ecumenice- Oecumenia

La serenità

(pensieri sul libro di Sua Santità Papa Shenouda III- Patriarhul Biserici Copte Ortodosse. Egipt)

Meditatii: Crestinismul ortodox

Questo lungo e caotico periodo in cui l’umanità è immersa, non può essere in alcun modo paragonabile alla pace che esiste da sempre e che durerà fino all’eternità…Siamo soltanto una goccia nell’oceano infinito della pace.

In questo libro c’è il resoconto di quattro conferenze, due delle quali si sono svolte nella Cattedrale del Cairo, le altre due nel Monastero di Anba Bishoy in Wadi El Natrun il 27 Agosto 1983.

Questo libro parla della “Serenità” ed e tratto da una raccolta spirituale più ampia: “ Punti di riferimento nel cammino Spirituale” .

La pace è lo stato originale del nostro universo. Satana fu responsabile della prima perdita della pace.

Per raggiungere la pace dobbiamo cercare la nostra serenità interna ed esterna: la tranquillità della mente e del corpo. La vera serenità di una persona si scopre quando la mettiamo alla prova.

Le persone calme trasmettono la tranquillità agli altri. La serenità, se non è una qualità innata, si può acquisire durante la nostra vita. Ci sono tante altre virtù associate alla serenità: l’amore, la pace, la gentilezza, la profondità, l’umiltà, la fede e la vita con Dio. Il nostro esempio di serenità è Gesù, che manteneva il calmo anche al suo arresto. Così anche i martiri durante il loro martirio.

Alla serenità nel temperamento si aggiunge la calma dei nervi, il silenzio, la serenità dei pensieri, quella del volto e del corpo.

Sono tante le cause della mancanza della serenità: il temperamento, l’esaurimento nervoso, le malattie nervose. Vi sono anche cause indipendente da noi: il rumore delle città, del traffico, dei macchinari. Ma anche i peccati, la lussuria, la mancanza di fede, la paura, l’invidia.

Ma come ottenere la serenità? Amare la natura, mantenere la calma, vivere con gente serena, cercare la gioia e l’allegria, l’umiltà e la gentilezza e soprattutto pregare.
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sâmbătă, iunie 17, 2006

donatie pentru micuta miruna


Speranta pentru Miruna!
19 mai 2006

Miruna Teodora Veste s-a nascut in Bucuresti, pe 6 mai 2006. Chiar daca nu a implinit doua saptamani, micuta, de 2,640 kg, se lupta cu toate puterile pentru viata sa. Medicii Spitalului de Urgenta Floreasca au diagnosticat-o pe Miruna cu trunchi arterial comun clasa I, defecte de sept ventricular si atrial mari, persistenta de canal arterial; cord dezvoltat normal, tetracameral, cu ventricul drept inchis. Artera pulmonara are diametrul de 10 mm; insuficienta cardiaca congestiva clasa NYHA II.
Vasile si Cristina Veste sunt parintii Mirunei. Ei au primit o raza de speranta - bebelusul poate fi operat in strainatate. "Operatia costa in jur de 25.000 de euro, in plus cheltuielile de spitalizare care nu stim exact la cat se ridica fiind vorba de 5-6 saptamani. Este foarte posibil sa necesite reinterventii, cel putin una. Transportul este in jur de 3.000 de euro cu o salvare sau circa 10.000 de euro cu un avion medical", ne declara disperat tatal Mirunei. Cristina si Vasile si-au scos la vanzare apartamentul. Orice, pentru ca Miruna sa fie sanatoasa.
Cei care vor si pot sa o ajute financiar pe Miruna o pot face donand orice suma de bani in conturile: RO49INGB0000999900346998 RON; RO11INGB 00009999 00347003 EUR sau RO16INGB 0000999900347010 USD, deschise la ING Bank N.V. Amsterdam Sucursala Bucuresti, pe numele Vasile Veste.

Miruna- oriental perspective

Miruna...tristul sfarsit

Draga Miruna, iti spun printre soapte
Imi place camasa ta de noapte
Dar, mai ales, vreau
sa-ti dau de stire
Sa mi-o lasi ca amintire…
In Gradina Botanica
Intr-o duminica
Ea se plimba
Ne-am fotografiat
Cu un vechi aparat automat.
Un celebru si bun coleg de facultate
Spunea c-aveai blugii rupti la spate
Veneai acasa cand afara ploua
Cu troleibuzul 89 (…)
Acum ma privesti
dintr-o poza cu zimti
Atunci aveai nervi, dar si buze fierbinti
Si te-auzeam cum strigai, printre soapte
"Unde-i camasa mea de noapte?"
"La mine-i camasa ta de noapte!
Plang pe camasa ta de noapte…"

Miruna, acea Miruna cantata printre soapte, a murit dupa o lunga suferinta, ramanand tanara si in sufletele noastre, .. in special noi, de nume Miruna