joi, februarie 05, 2009

Ex-sindaco leghista CONDANNATO per aver stuprato una ragazza romena

BRESCIA — A finire sulle pagine dei giornali, Roberto Manenti era abituato: in qualità di sindaco leghista era stato protagonista di battaglie infuocate e non prive di inventiva contro clandestinità e prostituzione. Ma è stata proprio una sua foto comparsa su un quotidiano locale a costargli una condanna a sei anni per stupro. Il gup di Verona ha condannato ieri l'ormai ex primo cittadino di Rovato, grosso centro del Bresciano, per una serie di brutali violenze di gruppo ai danni di una giovane lucciola romena, strappata ai suoi aguzzini durante una operazione contro il racket del sesso sul lago di Garda quasi dieci anni fa.

Fonte- Corriere della Sera

Italiano accusato di stupro agli arresti domiciliari, vittima romena,

Belluno, 4 feb. (Apcom) - Un 65enne di Stefano di Cadore, in provincia di Belluno, si trova agli arresti domiciliari perché accusato di violenza sessuale e minaccia grave ai danni di una donna di nazionalità romena di 28 anni, non residente in questa provincia.

MESI DI INDAGINI!

Il provvedimento di custodia cautelare risale al 2 febbraio scorso quando i Carabinieri della Stazione di Santo Stefano di Cadore e della Compagnia di Cortina d'Ampezzo hanno notificato un'ordinanza di applicazione della misura degli arresti domiciliari a carico dell'uomo.

Le indagini sono partite solo prima dell'estate, dopo la sofferta segnalazione della donna raccolta dai Carabinieri, che ha denunciato di essere stata attirata nella casa dell'uomo con alcune scuse, poi violentemente spogliata e sottoposta a reiterati episodi di violenza sessuale, il tutto sotto la minaccia di un'accetta da legna.

A questa grave segnalazione sono seguiti molti accertamenti ed investigazioni, coordinate dal Pm della Procura di Belluno, Roberta Gallego, che ha fatto chiarezza sugli eventi ed ha provveduto a raccogliere le prove necessarie ad incastrare il presunto responsabile, anche ascoltando alcune testimonianze.

Lo scorso novembre è stata disposta la perquisizione a casa dell'indagato condotta dai Carabinieri della Stazione di Santo Stefano e del Nucleo Operativo e Radiomobile di Cortina, che ha consentito di chiudere il cerchio sui sospetti fino ad allora raccolti: la casa dell'indagato, e specialmente la sua camera da letto, era esattamente corrispondente alle precise descrizioni della vittima.

miercuri, februarie 04, 2009

I Romeni- Massacro mediatico?

I Romeni- Massacro mediatico?
Strumenti e criteri di analisi

(Tratto da “L’immagine dei romeni tra stereotipo e verità”, Autore- Miruna Cajvaneanu, in “Romania, lavoro e immigrazione in Italia”- Ed. IDOS 2008)

- La libertà di manifestazione del pensiero garantita dall'art. 21 Costituzione va correlata con tutte le altre previste nella vigente legge fondamentale dello Stato ed in particolare con il principio di pari dignità ed eguaglianza dei cittadini senza distinzioni di razza, di cui all'art. 3 della Costituzione.

- Così come afferma la Carta dei Doveri dell’Ordine dei Giornalisti, questo “non può discriminare nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche. Il riferimento non discriminatorio, ingiurioso o denigratorio a queste caratteristiche della sfera privata delle persone è ammesso solo quando sia di rilevante interesse pubblico”.

- La Corte d'Appello di Roma afferma inoltre in una sentenza del 16 gennaio 1991 che “il legittimo esercizio del diritto cronaca, quale manifestazione della libertà di pensiero costituzionalmente protetta, ancorché comporti la diffusione della notizia di fatto disonorevole, presuppone l'utilità sociale dell'informazione, la verità e l'esatta rappresentazione dei fatti narrati e la correttezza delle espressioni usate” (Foro italiano, 1992, I, 942).

- Non per l’ultimo, il Codice Penale. Le leggi attuali, seppur non completamente e sempre applicate, condannano non soltanto il materiale pubblicato riferito alla discriminazione razziale, ma anche in riferimento alla creazione di un clima d’intolleranza. Nel 1995 il Consiglio d’Europa ha adottato inoltre la Raccomandazione n.1277 su immigrati, minoranze etniche e media .

- Uno dei principi di base evidenziati dalla Carta dei doveri del 1993 è quello di rispettare e rispecchiare correttamente la realtà dei fatti, senza usare un tono sensazionalista: “I titoli, i sommari, le fotografie e le didascalie non devono travisare, né forzare il contenuto degli articoli o delle notizie”- punto 10 dei Principi.

Le fonti


Il secondo criterio multiplo applicato è quello delle fonti. Le fonti rappresentano versioni sullo stesso evento, e il giornalista dovrebbe “sempre verificare le informazioni ottenute dalle sue fonti, per accertarne l’attendibilità e per controllare l’origine di quanto viene diffuso all’opinione pubblica, salvaguardando sempre la verità sostanziale dei fatti” (paragrafo sulle Fonti della Carta). In sostanza, la citazione di più fonti, garantirebbe un grado più elevato di correttezza che coincide con la ricerca della verità.

La presunzione d’innocenza

La presunzione d’innocenza è considerata uno dei pilastri all’interno dei doveri del giornalista, tanto che viene sancito nei principi fondamentali nell’apertura della Carta dei doveri, sesto paragrafo: “Il giornalista rispetta sempre e comunque il diritto alla presunzione d’innocenza”. Lo stesso principio viene chiaramente ribadito nella risoluzione del Consiglio d’Europa n. 1003, art. 22: “I giornalisti, nelle informazioni fornite e nelle opinioni formulate, sono tenuti al rispetto della presunzione d'innocenza, segnatamente nei casi ancora sub judice, evitando di formulare verdetti.”
La distinzione tra informazione ed opinioni

La distinzione tra informazione ed opinioni è un altro principio importante sancito dalla deontologia giornalistica, anche sul piano europeo. “Il principio di base d’ogni riflessione morale sul giornalismo deve partire da una chiara distinzione tra notizie e opinioni, prevenendo ogni possibile confusione. Le notizie sono informazioni, fatti e dati, e le opinioni sono espressione di pensiero, d’idee, di convincimenti o giudizi di valore da parte dei mezzi di comunicazione sociale, degli editori o dei giornalisti” (Risoluzione dell’Assemblea del Consiglio d’Europa n. 1003 del 1° luglio 1993 relativa all’etica del giornalismo, punto 3). Una deviazione dal principio sopra esposto potrebbe portare quindi a fenomeni di disinformazione, confusione o addirittura inganno dei lettori.

Linguaggio generale dell’articolo
La libertà d’espressione è uno dei diritti fondamentali delle Costituzione italiana e degli ordinamenti internazionali. Tuttavia, questa libertà ha alcuni limiti, concretizzati nelle responsabilità dei giornalisti: “i mezzi di comunicazione sociale assumono nei confronti dei cittadini e della società, una responsabilità morale” (Art. 1). Il linguaggio generale dell’articolo è diverso dal contenuto testuale che emerge nella prima categorie osservata. Anche se il fatto presentato nel contenuto è negativo, il linguaggio tendenzialmente segue una direzione autonoma.
Inoltre, “il linguaggio e la titolazione devono evitare “giudizi sommari e discriminazioni istigando alla violenza”, come viene affermato nella c.d. Carta di Ercolano.

L’articolo 33 della Carta de doveri (Situazioni di conflitto ed ipotesi di tutela speciale) esplicita lo stesso dovere del giornalista: “La società vive talvolta situazioni di conflitto e tensione originate dalla pressione di fattori quali terrorismo, discriminazione di minoranze, xenofobia o guerra. In tali circostanze, i mezzi di comunicazione sociale hanno l'obbligo morale di difendere i valori della democrazia: rispetto alla dignità umana e ricerca di soluzioni con metodi pacifici e in uno spirito di tolleranza. Essi devono, di conseguenza, opporsi alla violenza e al linguaggio odioso e intollerante, rifiutando ogni discriminazione basata sulla cultura, il sesso o la religione”. Lo stesso nell’articolo seguente: “I mezzi di comunicazione sociale devono contribuire in misura determinante a prevenire i momenti di tensione a favorire la mutua comprensione, la tolleranza e la fiducia tra le diverse comunità”.

L’altro criterio applicato ai commentari è stato quello del rispetto e la coerenza delle opinioni con il fatto o i dati osservati. In conformità a quanto sancisce la raccomandazione del Consiglio d’Europa, “Le opinioni sotto forma di commento su avvenimenti o azioni riguardanti persone o istituzioni non devono tendere a negare o nascondere la realtà dei fatti o dei dati.”.

“Nonostante l'espressione d’opinioni sia soggettiva e non si possa né debba pretenderne la veridicità, è tuttavia possibile richiedere che l'espressione d’opinioni sia in base a esposizioni leali e corrette dal punto di vista etico”, proclama l’art. 5 della risoluzione 1003/1993.

Così si confermerebbe il rispetto del principio affermato nella Carta dei Doveri, secondo il quale “il giornalista s’impegna comunque ad usare il massimo rispetto nei confronti dei soggetti di cronaca che per ragioni sociali, economiche o culturali hanno minori strumenti d’autotutela”

vineri, ianuarie 30, 2009

Datele statistice cu privire la gradul de criminalitate al diferitelor etnii
Clasament – procentajul strainilor aflati in inchisorile din Italia raportat la numarul de rezidenti- primele 5 etnii

(Sursa: Elaborare furnizata de Partidul Romanilor din Italia, facuta pornind de la statistici Caritas, Istat (Institutul de Statistica din Italia) si Ministerul de Justitie italian- 2008)

1- Comunitatea algeriana: 22.672 rezidenti/detinuti algerieni: 1.095, adica 4,829%

2- Comunitatea tunisiana 93.601 rezidenti /detinuti tunisieni: 2.261 adica 2,415%

3- Comunitatea marocana 366.000 rezidenti/detinuti marocani: 4.495 adica 1,228%

4- Comunitatea albaneza 402.000 rezidenti/detinuti albanezi 2.484: adica 0,617

5- Comunitatea romaneasca 1.016.000 rezidenti/detinuti romani: 2.828 adica 0,278%

Multumesc cititorilor mei de pe Hotnews!


Romanii, victimele unui linsaj mediatic regizat in Italia? Interventie in direct la Rai Tre a corespondentei HotNews.ro in Italia VIDEO
de Ionut Baias HotNews.ro
Miercuri, 28 ianuarie 2009, 23:51 Revista Presei | Radio TV


Miruna Cajvaneanu, corespondenta HotNews.ro in Italia,a participat miercuri, 28 ianuarie, in direct pe Rai Tre, la o dezbatere televizata pe tema recentelor evenimente legate de violul de la Guidonia, pentru care au fost arestati 6 cetateni romani. Emisiunea "Cominciamo Bene- Attualità" a fost centrata pe o dezbatere "face-to-face" de circa 25 de minute intre corespondenta Hotnews.ro si Massimo Martinelli, jurnalist de cronica judiciara la cotidianul Il Messaggero. Dezbaterea a avut cateva momente cu caracter polemic, luand in considerare si gradul de ostilitate mediatica la care a fost si este supusa comunitatea de romani din Italia.


"Romanii din Italia sunt primii care cer pedepse severe pentru cei care comit acte bestiale precum violenta de la Guidonia. Dar, in acelasi timp, nu trebuie sa fie culpabilizat un popor intreg pentru delictele comise de cativa din reprezentantii sai. Violenta si criminalitatea trebuie judecate ca atare, sever, fara a considera etnia sau cetatenia celui care comite infractiunea", a declarat Miruna Cajvaneanu.

In cursul emisiunii, corespondenta HotNews.ro a prezentat pentru prima data publicului o serie de date inedite si surprinzatoare legate de gradul de infractionalitate a romanilor in Peninsula. Datele au fost elaborate pornind de la statisticile furnizate de Istat- Institutul italian de Statistica, Caritas- Idos si de catre Ministerul de Justitie italian. Din analiza comparata a gradului de infractionalitate pe 5 categorii etnice de imigranti in Italia, rezulta ca romanii sunt pe ultimul loc ca procentaj de detinuti raportat la numarul total de rezidenti – 2.828 de detinuti romani la o populatie imigrata de peste 1.016.000 de rezidenti, adica 0, 27%.
continua...

video part 1

A Cominciamo bene su RAI TRE

Miruna Cajvaneanu a Cominciamo Bene. “La delinquenza non ha etnia, siamo i primi a chiedere di punire i colpevoli”


Roma – 29 gennaio 2009 - Dopo i fatti di Guidonia, la reazione della gente, i raid e gli attentati razzisti, i cittadini romeni vivono con paura la criminalizzazione di un’intera comunità.

“C’è un forte sentimento di tensione, la comunità romena è veramente spaventata di queste reazioni, i miei connazionali dicono ‘non siamo tutti uguali’, la delinquenza non ha etnia e noi siamo i primi a chiedere che i colpevoli vengano puniti“ ha spiegato Miruna Cajvaneanu, giornalista di Gazeta Romaneasca, durante la trasmissione Cominciamo Bene.

Questa settimana, Gazeta Romaneasca dedica uno speciale alla cronaca di questi giorni. “Abbiamo provato a trattarla con la massima obiettività cercando di esporre i fatti” dice la giornalista . “Una pagina è dedicata alla reazione della gente di Guidonia e in un’altra abbiamo ricordato le donne romene stuprate in Italia, anche da cittadini italiani. La violenza è dappertutto” .

L’atteggiamento dei media, in momenti come questi, fa la differenza. “Si tende a evidenziare questi episodi quando accadono e purtroppo non si parla di episodi di altro tipo. A dicembre Roma un nostro connazionale ha salvato da una morte sicura durante le inondazioni un pensionato italiano, l’ha scritto solo un giornale” commenta Cajvaneanu.


“L’ informazione è un servizio- conclude la giornalista - dobbiamo spiegare che i romeni non sono dei mostri, per la maggior parte sono ben integrati e gli italiani ci hanno accolti a braccia aperte. La criminalità non è cresciuta, i dati vanno sempre letti in relazione a quanto è grande la comunità, che conta più di un milione di persone”.

Guarda l’intervento di Miruna Cajvaneanu a Cominciamo bene:

Questione: criminalità romena- L'erede di Veltroni- Peppino Caldarola

Più a destra della Lega, - il PD.

marți, decembrie 02, 2008

"Tacerea care striga"- TVR International 24 noiembrie

Lumea şi noi *Tăcerea care strigă. Tema emisiunii: Cazuri de camuflarea accidentelor de muncă în acciddente de circulaţie sau de alt tip. Realităţi şocante.Românii se află pe locul întâi între muncitorii străini care au suferit accidente de muncă în Italia.Numărul real al acestor evenimente tragice este însă mult mai mare o parte dintre ele fiind camuflate în accidente de circulaţie sau de orice tip.Deşi noua lege italiană în materie de siguranţă şi protecţia muncii, sancţionează aspru orice deviere de la normele legale, verificarea condiţiilor de risc pe şantierele din Italia este aproape imposibilă şi uneori chiar periculoasă. Participanţi: Alberto Cicinelli-directorul Institutului naţional de asigurări pentru victimele accidentelor de muncă, Roma, Franco D’Amico- şef serviciu la Institut, Ennio Di Luca-director Departament riscuri accidente de muncă (INAIL), Roma, Vincenzo Di Nucci-preşedintele Asociaţiei italiene a profesioniştilor în prevenirea accidentelor de muncă, Roma, Pietro Mercandelli-preşedintele Asociaţiei naţionale a victimelor accidentelor de muncă, Roma, Valentino Minarelli-lider sindical, Bologna, Silvia Pastore-şef serviciu Confederaţia sindicală UIL, Roma, Iulian Manta-lider sindical Confederaşia UIL,Roma, Miruna Cajvaneanu-sociolog, ziarist, Roma, Daniel Găluşcă, Torino, Cătălin Ştefan- muncitor român accidentat grav, Adrian Fador- muncitor român accidentat grav. Realizator Denisa Anghel. Producător Paul Soloc.(TVRi 21 nov)®

26’24”/

30’

vineri, noiembrie 28, 2008

L'Espresso del 27/07/2007

Il successo mattone dopo mattone
Chivu e Mutu sono i romeni più popolari nel nostro paese, campioni di calcio. Però sono tanti i loro connazionali 'senza nome' che 'ce l'hanno fatta'. Come Iulian Frincu, classe '72, clandestino a Torino nel '95. Perito elettronico, clandestino, muratore, dormiva nelle chiese spostandosi in Veneto. Oggi guida un gruppo di costruzioni con 150 dipendenti e un fatturato annuo di 11 milioni di euro. La sua è una delle 20.444 ditte individuali romene attive in Italia (76 per cento in edilizia).

Anche Gheorghita Mihoc, 37 anni, ha avuto inizi difficili. In Italia dal '97, come clandestino. Operaio in nero nel settore edilizio, ora è un 'padroncino' con otto dipendenti, sei romeni, un italiano e uno del Bangladesh. È presidente dell'Associazione piccoli imprenditori romeni. Iulian Manta, venuto con un visto turistico nel '98, è stato manovale e operaio in fabbriche di ceramica e di vetro: nei primi tempi senza paga, solo vitto e alloggio. Ha lavorato anche all'Auditorium di Roma disegnato da Renzo Piano. Attualmente è sindacalista alla Fillea Uil.

Quarantenne di successo, Gheorghe Cerin, giunto in Italia 15 anni fa come borsista, è responsabile della cardiologia della clinica San Gaudenzio di Novara. Qui, su 232 dipendenti, sono romeni 30 infermieri, un fisioterapista e 4 ausiliari. In campo intellettuale si segnala Miruna Cajvaneanu, 28 anni, una laurea in Scienze politiche: arrivata a Roma con una borsa di studio, è corrispondente di testate giornalistiche del suo paese. Mihai Mircea Butcovan invece è educatore professionale a Milano. Ha scritto un libro, 'Allunaggio di un immigrato innamorato', storia di un romeno che perde la testa per una leghista. L.S.

marți, octombrie 07, 2008

http://www.radio.rai.it/radio1/inviatospeciale/index.cfm

Intervento su TG Radio Rai Uno del 4 ottobre.

duminică, octombrie 05, 2008

PROVO VERGOGNA

MIRCEA CĂRTĂRESCU
PROVO VERGOGNA

Provo una vergogna enorme per tutto ciò che accade in questi giorni in Italia. Quasi fossi io stesso colpevole, tanto del crimine che della repressione. Quasi fossi io l’infame romeno omicida e insieme l’italiano sciovinista e razzista. M’imbarazza che esista qualcosa del genere sulla faccia della terra. Talvolta m’imbarazza enormemente di essere uomo.
Provengo da un popolo povero e scarsamente istruito, vittima di secoli di corruzione e di impostura. Per tutta la vita, ogni giorno della mia esistenza, sono stato afflitto dai miei connazionali, come lo sono anche ora. Mi confronto di continuo con la maleducazione, la rozzezza e l’aggressività di coloro in mezzo a cui vivo, qui a Bucarest, uno dei luoghi più inquinati della Romania sia sul piano fisico che morale. Provo vergogna per l’assenza di valori e di convinzioni su cui fondare il nostro futuro, per il caos politico da cui non riusciamo più a venir fuori. Nonostante ciò, la Romania ha avuto sempre un incontestabile spazio di civiltà europea e, all’interno di esso, la più parte dei miei connazionali è fatta di persone ineccepibili. Tutti gli italiani che hanno compiuto almeno un viaggio in Romania possono confermarlo.
Provo vergogna per quei miei compatrioti che hanno riempito la bella e civile Europa con i loro rifiuti, gli sconci accattoni, le bande di rapinatori, i giri di prostitute, la musica dei lăutarii affamati. Li ho incontrati ovunque, da Stoccolma a Venezia, da Vienna ad Amburgo. Sono dappertutto identici, insistenti come mosche, inventivi e insuperabili, con gli sguardi spietati di chi non ha nulla da perdere. Sempre scacciati e sempre pronti a ritornare a infestare le magnifiche città ricche di statue, basiliche e affreschi, in mezzo a cui si aggirano senza degnarle nemmeno di uno sguardo. Campioni mondiali di sopravvivenza. Di luogo in luogo lasciano la loro atroce impronta sulla pacifica esistenza circostante: uno stupro, una rapina, un delitto. Ogni volta che leggo di un nuovo episodio del genere, accaduto da qualche parte nel mondo, mi vergogno terribilmente d’essere romeno.
Se soffro non poco qui da noi, non soffro però di meno all’estero a seguito delle stigmate per essere romeno. Essere romeno è sempre stata la mia croce, com’è la croce di ogni persona onesta che appartenga a questo popolo. Da diciassette anni, da quando posso viaggiare liberamente - fino ad allora noi tutti siamo rimasti rinchiusi in una sinistra prigione - ho trascorso la quasi metà del tempo in Occidente. Ho imparato solo lì cosa veramente significa, negli occhi altrui, essere romeno. Ho capito com’è vivere essendo osservati da tutti, com’è che proprio tu, a un controllo di frontiera, vieni scelto e ti disfano le valigie, vieni ispezionato dappertutto, umiliato sotto gli sguardi degli altri passeggeri, per il solo fatto che sei romeno. Essere fermato in auto perché hai targa romena. Provare a chiedere a qualcuno dov’è la tal strada e vedere che quello ti scansa perché gli sembri romeno. Non essere pubblicato dagli editori, perché nessuno vuole leggere un libro di uno scrittore romeno. Perché nessuno sa dov’è la Romania, perché a nessuno interessa la storia e la cultura di questo paese che esiste in Occidente solo grazie ai suoi delinquenti, ai bambini di strada e ai cani abbandonati. Voi direte: è vostra la colpa di questo stato di cose. È possibile che sia colpa nostra. Ma ciò non significa che è anche colpa mia.
La prima lezione che abbiamo appreso dalle democrazie occidentali, quando ci siamo messi al loro fianco, è che non esiste reità collettiva. Che in uno stato di diritto nessuno è colpevole per le abiezioni altrui. Che l’atto di associare una razza, una classe, un popolo, le propensioni sessuali e via dicendo a un crimine è un esecrabile principio nazista. Per quanto profondamente addolorata e traumatizzata da un crimine, una società che non sia ipocrita deve accettare che quel trauma le è stato provocato da un individuo, non certo da un’etnia o da un popolo. E che perfino quell’individuo merita di essere trattato da uomo e giudicato in base alle leggi che regolano il vivere civile. Altrimenti si arriva ad Auschwitz e a Guantanamo.
Provo vergogna, dunque, per la reazione degli italiani che nei cortei hanno gridato “Fuori i romeni!”, che hanno imprecato contro il calciatore Mutu per la sola colpa d’essere romeno, che hanno pestato in strada alcuni miei connazionali che non avevano se non la medesima colpa: essere romeni. Provo vergogna per le espulsioni, per le leggi scioviniste che vengono prese nel Parlamento italiano, provo vergogna per l’ondata d’odio che si abbatte sul milione di romeni laboriosi e onesti dell’Italia di oggi che con il loro lavoro portano ricchezza ai due paesi. Non va dimenticato che tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, vecchi e nuovi, devono dimostrare di appartenere all’Europa ogni giorno, mediante il rispetto dei valori europei. Né il crimine, né la violenza, ma neppure l’odio razziale e il nazionalismo fazioso fanno parte di tali valori.
Ma, come dicevo, sentendo le notizie alla radio, leggendole sui giornali o seguendole in televisione provo vergogna, quasi ogni giorno, per il semplice fatto di essere uomo.

(traduzione dall’originale romeno di Bruno Mazzoni)
Articolo apparso sul settimanale „Internazionale” nr. 718 (9-15 novembre 2007), pp. 22-24.

miercuri, august 22, 2007

Scrisoarea anti-rromi a grupului GAPE - alarma reala sau pista falsa?

Scrisoarea anti-rromi a grupului GAPE - alarma reala sau pista falsa?
-publicat de Hotnews, 22/08/2007

Scrisoarea de revendicare a incendiului de la Livorno de catre o grupare extremista rasista (Gape) se incadreaza in sirul revendicarilor si amenintarilor violente care au atras atentia opiniei publice din Italia si Romania. Mai mult, scrisoarea alimenteaza un climat de nesiguranta indusa nu numai rromilor, ci si romanilor care locuiesc in Italia.

Revendicarile si amenintarile prin scrisori- la ordinea zilei in Italia

Revendicarile, amenintarile si ultimatumurile de tip extremist, facute prin intermediul scrisorilor trimise la ziare, sunt destul de des intalnite in Italia. Una sau doua ajung lunar in atentia mass media. Mai frecvente sunt cele semnate de Brigazile Rosii - grupare de extrema stanga, Forza Nuova - de extrema dreapta, sau alte grupari anarhice.

Unele contin desene cu insemne politice: svastica, secera si ciocanul sau chiar proiectile sau pulbere exploziva. Majoritatea scrisorilor de amenintare sau revendicare au un caracter politic, economic sau religios. Scrisorile starnesc angoasa si reactii de solidaritate din partea politicienilor, dar de cele mai multe ori nu sunt concretizate sau urmate de fapte. Din fericire.


In ceea ce priveste revendicarea de la Livorno, ea are un caracter predominant social si rasist. Este folosit acelasi ton extrem de agresiv, dar lipseste elaborarea ampla si teoretica a chestiunii tipica gruparilor extremiste traditionale.

Chiar si ultimatumul lansat ridica suspiciuni: o evacuare in scurt timp a rromilor, chiar numai din taberele neamenajate din Italia, ar fi imposibil de realizat.

Cei mai inversunati rasisti in Italia: politicienii si ziaristii

Terenul rasismului a fost si este cultivat in Italia in mod deschis si cvasi oficial. Tocmai de aceea nu este nevoie de miscari sau grupuri extremiste ascunse si noi precum Gape. Protagonistii principali sunt personaje politice de prim nivel, ministri, deputati, senatori, primari.

Incitarile si campaniile contra rromilor si strainilor in general sunt la ordinea zilei in politica italiana. In 2001 Lega Nord, partidul de extrema dreapta, demara o campanie cu un slogan fara echivoc : “semneaza si tu pentru a alunga tiganii” ( firma anche tu per mandare via gli zingari).

Sase “leghisti”- asa se numesc in Italia sustinatorii Ligii Nord -sunt arestati pentru “incitare la ura si discriminare rasiala”. Dar in apararea lor intervine chiar Ministrul Justitiei de atunci, Roberto Castelli: “Arat solidaritatea mea umana si politica acelor tineri”.

Presa italiana face restul: pana si cel mai mic episod de cronica neagra avand ca protagonisti rromi sau romani, devine subiect de prima pagina. Un exemplu il constituie chiar ziarul la care a sosit revendicarea, Il Tirreno.

Enigmele ziarului Il Tirreno

La sfarsitul lunii iunie a.c., la Livorno a avut loc un alt episod de intoleranta etnica alimentat in mass media. In urma unui conflict de strada, doi tineri italieni sunt batuti de cativa romani care ajung la politie. Cateva ore mai tarziu, un grup de rude si prieteni ale victimelor asalteaza Chestura si cer “sa-si faca dreptate singuri”.

Initial, cotidianul acorda stirii un spatiu limitat. Dar cu cinci zile de intarziere, stirea este preluata in prima pagina cu un titlu plin de angoasa: “ Nu a fost facuta justitie”, un interviu cu mama unuia din tinerii batausi.

Tonul ziarului Il Tirreno este de asemenea grav, creionand o atmosfera de Far West: “Chestura luata cu asalt”, “ in oras atmosfera e tensionata”, “ oamenilor le e frica sa iasa din casa”, “ e nevoie de mai multe controale”.

Tema este aprofundata in editia din ziua urmatoare, cu o pagina intreaga dedicata imigrantilor romani: “betivi, criminali, hoti de vile, prostitutie”. Concluzia: “tentatia de a rezolva problema in ilegalitate este puternica”-( Il Tirreno, editia din 5 iulie).

Opozitorii cotidianului au acuzat imediat redactia Il Tirreno de manipulare mediatica: “daca vreun ziarist, pentru a instrumentaliza politic intoleranta sau a vinde cateva ziare in plus, va sufla asupra focului provocand fenomene de rasism, sa-si asume intreaga responsabilitate politica si morala” ( periodicul Senza Soste din 5 iulie).

Nu este prima oara cand cotidianul este acuzat de a fi instrumentul de propaganda al unor grupuri de interese politice.

Lacunele legislative din Italia genereaza monstri rasisti

Imediat dupa moartea celor 4 copii rromi, Comisia Europeana a “certat” guvernul italian , acuzat ca nu a adecvat legislatia nationala la cerintele europene cu privire la minoritati, in special minoritatea rroma (vezi din 14 august a.c. a purtatorului de cuvant al Comisarului European pentru Afaceri Sociale, Vladimir Spidla).

Mustrarea este pe deplin motivata: exista diferente intre legislatia europeana si cea italiana, si cea italiana si a altor state UE. Laura Lucatello, experta de la Centrul de Studii pentru Imigratie ( CESTIM) de la Verona arata diferenta intre modelul de integrare englez (Race Relation Act- 1976) si realitatea italiana.

In Anglia legea este precisa si severa si pedepseste episoadele de discriminare rasiala. Italia, in schimb, este nepregatita sa gestioneze din punct de vedere legal si administrativ afluxul sustinut de rromi- arata Lucatello.

Chestiunea rromilor a devenit de extrema urgenta incepand cu sfarsitul anilor ’90 si “navala” rromilor romani. Este vorba de peste 50 000 rromi romani, dupa ultimele estimari oficiale (Opera Nomadi, IRES), dar multi specialisti sustin ca numarul ar fi dublu, chiar triplu.

Lipsa unei politici globale pentru combaterea discriminarilor rasiale impotriva rromilor a fost, de altfel, prima observatie adusa Italiei de catre Comisia Europeana impotriva rasismului si intolerantei inca din Raportul anual din 2001.

Victime indirecte ale discriminarii- romanii de etnie romana

Ceea ce Comisia Europeana nu a luat in calcul este ca lipsa unei legislatii care sa pedepseasca actele de discriminare nu afecteaza numai populatia rrom. Dimpotriva. Datorita faptului ca nomazii provoaca de cele mai multe ori reactii rasiste si ceilalti imigranti au de suferit. Victimele sunt adesea chiar romanii care nu sunt de etnie rroma.

Astfel, imigratia sustinuta de rromi proveniti din Romania a creat in imaginarul colectiv italian un stereotip: romanii sunt identificati cu rromii. Perceptia este confirmata cu ocazia multor episoade de rasism care au ca tinta romanii din Italia. Cel mai recent, de exemplu, cu ocazia meciului Dinamo- Lazio.

Corul suporterilor extremisti laziali era axat tocmai pe sintagma- romanii- popor de tigani ( zingari).

Anumite elemente din contextul aratat mai sus ar putea duce la o concluzie socanta: indiferent daca a fost sau nu o contrafacere, scrisoarea ar putea fi instrumentata oficial. De ce? Pentru ca instrumentalizarea cazului slujeste perfect politica italiana: justifica intarzierile in adecvarea legislatiei, acopera abuzurile autoritatilor si face audienta presei.

Dar mai ales alimenteaza o stare de rasism colectiv, mediu excelent de “afirmare” a ambelor extreme ale esichierului politic.

Un detaliu relevant al scrisorii Gape ar putea constitui un argument ca acest curent de opinie e orientat mai ales impotriva rromilor, iar nu romanilor. In scrisoare nu sunt mentionati romanii ca tinta a grupului. Se vorbeste explicit despre : «tabere de nomazi». Scopul declarat al gruparii ar fi “eliminarea rromilor de pe teritoriul italian”. Fara nici o referinta directa la romani in general.

Un articol de Miruna Cajvaneanu, politolog - Roma
( studii la Facultatea de stiinte politice- Univ. Bucuresti, absolvent al Facultatii de stiinte politice- Univ. La Sapienza, Roma, specializare politica internationala)