duminică, decembrie 14, 2008
joi, decembrie 11, 2008
marți, decembrie 02, 2008
"Tacerea care striga"- TVR International 24 noiembrie
Lumea şi noi *Tăcerea care strigă. Tema emisiunii: Cazuri de camuflarea accidentelor de muncă în acciddente de circulaţie sau de alt tip. Realităţi şocante.Românii se află pe locul întâi între muncitorii străini care au suferit accidente de muncă în Italia.Numărul real al acestor evenimente tragice este însă mult mai mare o parte dintre ele fiind camuflate în accidente de circulaţie sau de orice tip.Deşi noua lege italiană în materie de siguranţă şi protecţia muncii, sancţionează aspru orice deviere de la normele legale, verificarea condiţiilor de risc pe şantierele din Italia este aproape imposibilă şi uneori chiar periculoasă. Participanţi: Alberto Cicinelli-directorul Institutului naţional de asigurări pentru victimele accidentelor de muncă, Roma, Franco D’Amico- şef serviciu la Institut, Ennio Di Luca-director Departament riscuri accidente de muncă (INAIL), Roma, Vincenzo Di Nucci-preşedintele Asociaţiei italiene a profesioniştilor în prevenirea accidentelor de muncă, Roma, Pietro Mercandelli-preşedintele Asociaţiei naţionale a victimelor accidentelor de muncă, Roma, Valentino Minarelli-lider sindical, Bologna, Silvia Pastore-şef serviciu Confederaţia sindicală UIL, Roma, Iulian Manta-lider sindical Confederaşia UIL,Roma, Miruna Cajvaneanu-sociolog, ziarist, Roma, Daniel Găluşcă, Torino, Cătălin Ştefan- muncitor român accidentat grav, Adrian Fador- muncitor român accidentat grav. Realizator Denisa Anghel. Producător Paul Soloc.(TVRi 21 nov)®
26’24”/
30’
26’24”/
30’
vineri, noiembrie 28, 2008
L'Espresso del 27/07/2007
Il successo mattone dopo mattone
Chivu e Mutu sono i romeni più popolari nel nostro paese, campioni di calcio. Però sono tanti i loro connazionali 'senza nome' che 'ce l'hanno fatta'. Come Iulian Frincu, classe '72, clandestino a Torino nel '95. Perito elettronico, clandestino, muratore, dormiva nelle chiese spostandosi in Veneto. Oggi guida un gruppo di costruzioni con 150 dipendenti e un fatturato annuo di 11 milioni di euro. La sua è una delle 20.444 ditte individuali romene attive in Italia (76 per cento in edilizia).
Anche Gheorghita Mihoc, 37 anni, ha avuto inizi difficili. In Italia dal '97, come clandestino. Operaio in nero nel settore edilizio, ora è un 'padroncino' con otto dipendenti, sei romeni, un italiano e uno del Bangladesh. È presidente dell'Associazione piccoli imprenditori romeni. Iulian Manta, venuto con un visto turistico nel '98, è stato manovale e operaio in fabbriche di ceramica e di vetro: nei primi tempi senza paga, solo vitto e alloggio. Ha lavorato anche all'Auditorium di Roma disegnato da Renzo Piano. Attualmente è sindacalista alla Fillea Uil.
Quarantenne di successo, Gheorghe Cerin, giunto in Italia 15 anni fa come borsista, è responsabile della cardiologia della clinica San Gaudenzio di Novara. Qui, su 232 dipendenti, sono romeni 30 infermieri, un fisioterapista e 4 ausiliari. In campo intellettuale si segnala Miruna Cajvaneanu, 28 anni, una laurea in Scienze politiche: arrivata a Roma con una borsa di studio, è corrispondente di testate giornalistiche del suo paese. Mihai Mircea Butcovan invece è educatore professionale a Milano. Ha scritto un libro, 'Allunaggio di un immigrato innamorato', storia di un romeno che perde la testa per una leghista. L.S.
Chivu e Mutu sono i romeni più popolari nel nostro paese, campioni di calcio. Però sono tanti i loro connazionali 'senza nome' che 'ce l'hanno fatta'. Come Iulian Frincu, classe '72, clandestino a Torino nel '95. Perito elettronico, clandestino, muratore, dormiva nelle chiese spostandosi in Veneto. Oggi guida un gruppo di costruzioni con 150 dipendenti e un fatturato annuo di 11 milioni di euro. La sua è una delle 20.444 ditte individuali romene attive in Italia (76 per cento in edilizia).
Anche Gheorghita Mihoc, 37 anni, ha avuto inizi difficili. In Italia dal '97, come clandestino. Operaio in nero nel settore edilizio, ora è un 'padroncino' con otto dipendenti, sei romeni, un italiano e uno del Bangladesh. È presidente dell'Associazione piccoli imprenditori romeni. Iulian Manta, venuto con un visto turistico nel '98, è stato manovale e operaio in fabbriche di ceramica e di vetro: nei primi tempi senza paga, solo vitto e alloggio. Ha lavorato anche all'Auditorium di Roma disegnato da Renzo Piano. Attualmente è sindacalista alla Fillea Uil.
Quarantenne di successo, Gheorghe Cerin, giunto in Italia 15 anni fa come borsista, è responsabile della cardiologia della clinica San Gaudenzio di Novara. Qui, su 232 dipendenti, sono romeni 30 infermieri, un fisioterapista e 4 ausiliari. In campo intellettuale si segnala Miruna Cajvaneanu, 28 anni, una laurea in Scienze politiche: arrivata a Roma con una borsa di studio, è corrispondente di testate giornalistiche del suo paese. Mihai Mircea Butcovan invece è educatore professionale a Milano. Ha scritto un libro, 'Allunaggio di un immigrato innamorato', storia di un romeno che perde la testa per una leghista. L.S.
marți, octombrie 07, 2008
duminică, octombrie 05, 2008
PROVO VERGOGNA
MIRCEA CĂRTĂRESCU
PROVO VERGOGNA
Provo una vergogna enorme per tutto ciò che accade in questi giorni in Italia. Quasi fossi io stesso colpevole, tanto del crimine che della repressione. Quasi fossi io l’infame romeno omicida e insieme l’italiano sciovinista e razzista. M’imbarazza che esista qualcosa del genere sulla faccia della terra. Talvolta m’imbarazza enormemente di essere uomo.
Provengo da un popolo povero e scarsamente istruito, vittima di secoli di corruzione e di impostura. Per tutta la vita, ogni giorno della mia esistenza, sono stato afflitto dai miei connazionali, come lo sono anche ora. Mi confronto di continuo con la maleducazione, la rozzezza e l’aggressività di coloro in mezzo a cui vivo, qui a Bucarest, uno dei luoghi più inquinati della Romania sia sul piano fisico che morale. Provo vergogna per l’assenza di valori e di convinzioni su cui fondare il nostro futuro, per il caos politico da cui non riusciamo più a venir fuori. Nonostante ciò, la Romania ha avuto sempre un incontestabile spazio di civiltà europea e, all’interno di esso, la più parte dei miei connazionali è fatta di persone ineccepibili. Tutti gli italiani che hanno compiuto almeno un viaggio in Romania possono confermarlo.
Provo vergogna per quei miei compatrioti che hanno riempito la bella e civile Europa con i loro rifiuti, gli sconci accattoni, le bande di rapinatori, i giri di prostitute, la musica dei lăutarii affamati. Li ho incontrati ovunque, da Stoccolma a Venezia, da Vienna ad Amburgo. Sono dappertutto identici, insistenti come mosche, inventivi e insuperabili, con gli sguardi spietati di chi non ha nulla da perdere. Sempre scacciati e sempre pronti a ritornare a infestare le magnifiche città ricche di statue, basiliche e affreschi, in mezzo a cui si aggirano senza degnarle nemmeno di uno sguardo. Campioni mondiali di sopravvivenza. Di luogo in luogo lasciano la loro atroce impronta sulla pacifica esistenza circostante: uno stupro, una rapina, un delitto. Ogni volta che leggo di un nuovo episodio del genere, accaduto da qualche parte nel mondo, mi vergogno terribilmente d’essere romeno.
Se soffro non poco qui da noi, non soffro però di meno all’estero a seguito delle stigmate per essere romeno. Essere romeno è sempre stata la mia croce, com’è la croce di ogni persona onesta che appartenga a questo popolo. Da diciassette anni, da quando posso viaggiare liberamente - fino ad allora noi tutti siamo rimasti rinchiusi in una sinistra prigione - ho trascorso la quasi metà del tempo in Occidente. Ho imparato solo lì cosa veramente significa, negli occhi altrui, essere romeno. Ho capito com’è vivere essendo osservati da tutti, com’è che proprio tu, a un controllo di frontiera, vieni scelto e ti disfano le valigie, vieni ispezionato dappertutto, umiliato sotto gli sguardi degli altri passeggeri, per il solo fatto che sei romeno. Essere fermato in auto perché hai targa romena. Provare a chiedere a qualcuno dov’è la tal strada e vedere che quello ti scansa perché gli sembri romeno. Non essere pubblicato dagli editori, perché nessuno vuole leggere un libro di uno scrittore romeno. Perché nessuno sa dov’è la Romania, perché a nessuno interessa la storia e la cultura di questo paese che esiste in Occidente solo grazie ai suoi delinquenti, ai bambini di strada e ai cani abbandonati. Voi direte: è vostra la colpa di questo stato di cose. È possibile che sia colpa nostra. Ma ciò non significa che è anche colpa mia.
La prima lezione che abbiamo appreso dalle democrazie occidentali, quando ci siamo messi al loro fianco, è che non esiste reità collettiva. Che in uno stato di diritto nessuno è colpevole per le abiezioni altrui. Che l’atto di associare una razza, una classe, un popolo, le propensioni sessuali e via dicendo a un crimine è un esecrabile principio nazista. Per quanto profondamente addolorata e traumatizzata da un crimine, una società che non sia ipocrita deve accettare che quel trauma le è stato provocato da un individuo, non certo da un’etnia o da un popolo. E che perfino quell’individuo merita di essere trattato da uomo e giudicato in base alle leggi che regolano il vivere civile. Altrimenti si arriva ad Auschwitz e a Guantanamo.
Provo vergogna, dunque, per la reazione degli italiani che nei cortei hanno gridato “Fuori i romeni!”, che hanno imprecato contro il calciatore Mutu per la sola colpa d’essere romeno, che hanno pestato in strada alcuni miei connazionali che non avevano se non la medesima colpa: essere romeni. Provo vergogna per le espulsioni, per le leggi scioviniste che vengono prese nel Parlamento italiano, provo vergogna per l’ondata d’odio che si abbatte sul milione di romeni laboriosi e onesti dell’Italia di oggi che con il loro lavoro portano ricchezza ai due paesi. Non va dimenticato che tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, vecchi e nuovi, devono dimostrare di appartenere all’Europa ogni giorno, mediante il rispetto dei valori europei. Né il crimine, né la violenza, ma neppure l’odio razziale e il nazionalismo fazioso fanno parte di tali valori.
Ma, come dicevo, sentendo le notizie alla radio, leggendole sui giornali o seguendole in televisione provo vergogna, quasi ogni giorno, per il semplice fatto di essere uomo.
(traduzione dall’originale romeno di Bruno Mazzoni)
Articolo apparso sul settimanale „Internazionale” nr. 718 (9-15 novembre 2007), pp. 22-24.
PROVO VERGOGNA
Provo una vergogna enorme per tutto ciò che accade in questi giorni in Italia. Quasi fossi io stesso colpevole, tanto del crimine che della repressione. Quasi fossi io l’infame romeno omicida e insieme l’italiano sciovinista e razzista. M’imbarazza che esista qualcosa del genere sulla faccia della terra. Talvolta m’imbarazza enormemente di essere uomo.
Provengo da un popolo povero e scarsamente istruito, vittima di secoli di corruzione e di impostura. Per tutta la vita, ogni giorno della mia esistenza, sono stato afflitto dai miei connazionali, come lo sono anche ora. Mi confronto di continuo con la maleducazione, la rozzezza e l’aggressività di coloro in mezzo a cui vivo, qui a Bucarest, uno dei luoghi più inquinati della Romania sia sul piano fisico che morale. Provo vergogna per l’assenza di valori e di convinzioni su cui fondare il nostro futuro, per il caos politico da cui non riusciamo più a venir fuori. Nonostante ciò, la Romania ha avuto sempre un incontestabile spazio di civiltà europea e, all’interno di esso, la più parte dei miei connazionali è fatta di persone ineccepibili. Tutti gli italiani che hanno compiuto almeno un viaggio in Romania possono confermarlo.
Provo vergogna per quei miei compatrioti che hanno riempito la bella e civile Europa con i loro rifiuti, gli sconci accattoni, le bande di rapinatori, i giri di prostitute, la musica dei lăutarii affamati. Li ho incontrati ovunque, da Stoccolma a Venezia, da Vienna ad Amburgo. Sono dappertutto identici, insistenti come mosche, inventivi e insuperabili, con gli sguardi spietati di chi non ha nulla da perdere. Sempre scacciati e sempre pronti a ritornare a infestare le magnifiche città ricche di statue, basiliche e affreschi, in mezzo a cui si aggirano senza degnarle nemmeno di uno sguardo. Campioni mondiali di sopravvivenza. Di luogo in luogo lasciano la loro atroce impronta sulla pacifica esistenza circostante: uno stupro, una rapina, un delitto. Ogni volta che leggo di un nuovo episodio del genere, accaduto da qualche parte nel mondo, mi vergogno terribilmente d’essere romeno.
Se soffro non poco qui da noi, non soffro però di meno all’estero a seguito delle stigmate per essere romeno. Essere romeno è sempre stata la mia croce, com’è la croce di ogni persona onesta che appartenga a questo popolo. Da diciassette anni, da quando posso viaggiare liberamente - fino ad allora noi tutti siamo rimasti rinchiusi in una sinistra prigione - ho trascorso la quasi metà del tempo in Occidente. Ho imparato solo lì cosa veramente significa, negli occhi altrui, essere romeno. Ho capito com’è vivere essendo osservati da tutti, com’è che proprio tu, a un controllo di frontiera, vieni scelto e ti disfano le valigie, vieni ispezionato dappertutto, umiliato sotto gli sguardi degli altri passeggeri, per il solo fatto che sei romeno. Essere fermato in auto perché hai targa romena. Provare a chiedere a qualcuno dov’è la tal strada e vedere che quello ti scansa perché gli sembri romeno. Non essere pubblicato dagli editori, perché nessuno vuole leggere un libro di uno scrittore romeno. Perché nessuno sa dov’è la Romania, perché a nessuno interessa la storia e la cultura di questo paese che esiste in Occidente solo grazie ai suoi delinquenti, ai bambini di strada e ai cani abbandonati. Voi direte: è vostra la colpa di questo stato di cose. È possibile che sia colpa nostra. Ma ciò non significa che è anche colpa mia.
La prima lezione che abbiamo appreso dalle democrazie occidentali, quando ci siamo messi al loro fianco, è che non esiste reità collettiva. Che in uno stato di diritto nessuno è colpevole per le abiezioni altrui. Che l’atto di associare una razza, una classe, un popolo, le propensioni sessuali e via dicendo a un crimine è un esecrabile principio nazista. Per quanto profondamente addolorata e traumatizzata da un crimine, una società che non sia ipocrita deve accettare che quel trauma le è stato provocato da un individuo, non certo da un’etnia o da un popolo. E che perfino quell’individuo merita di essere trattato da uomo e giudicato in base alle leggi che regolano il vivere civile. Altrimenti si arriva ad Auschwitz e a Guantanamo.
Provo vergogna, dunque, per la reazione degli italiani che nei cortei hanno gridato “Fuori i romeni!”, che hanno imprecato contro il calciatore Mutu per la sola colpa d’essere romeno, che hanno pestato in strada alcuni miei connazionali che non avevano se non la medesima colpa: essere romeni. Provo vergogna per le espulsioni, per le leggi scioviniste che vengono prese nel Parlamento italiano, provo vergogna per l’ondata d’odio che si abbatte sul milione di romeni laboriosi e onesti dell’Italia di oggi che con il loro lavoro portano ricchezza ai due paesi. Non va dimenticato che tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, vecchi e nuovi, devono dimostrare di appartenere all’Europa ogni giorno, mediante il rispetto dei valori europei. Né il crimine, né la violenza, ma neppure l’odio razziale e il nazionalismo fazioso fanno parte di tali valori.
Ma, come dicevo, sentendo le notizie alla radio, leggendole sui giornali o seguendole in televisione provo vergogna, quasi ogni giorno, per il semplice fatto di essere uomo.
(traduzione dall’originale romeno di Bruno Mazzoni)
Articolo apparso sul settimanale „Internazionale” nr. 718 (9-15 novembre 2007), pp. 22-24.
luni, august 25, 2008
vineri, decembrie 07, 2007
sâmbătă, august 25, 2007
miercuri, august 22, 2007
Scrisoarea anti-rromi a grupului GAPE - alarma reala sau pista falsa?
Scrisoarea anti-rromi a grupului GAPE - alarma reala sau pista falsa?
-publicat de Hotnews, 22/08/2007
Scrisoarea de revendicare a incendiului de la Livorno de catre o grupare extremista rasista (Gape) se incadreaza in sirul revendicarilor si amenintarilor violente care au atras atentia opiniei publice din Italia si Romania. Mai mult, scrisoarea alimenteaza un climat de nesiguranta indusa nu numai rromilor, ci si romanilor care locuiesc in Italia.
Revendicarile si amenintarile prin scrisori- la ordinea zilei in Italia
Revendicarile, amenintarile si ultimatumurile de tip extremist, facute prin intermediul scrisorilor trimise la ziare, sunt destul de des intalnite in Italia. Una sau doua ajung lunar in atentia mass media. Mai frecvente sunt cele semnate de Brigazile Rosii - grupare de extrema stanga, Forza Nuova - de extrema dreapta, sau alte grupari anarhice.
Unele contin desene cu insemne politice: svastica, secera si ciocanul sau chiar proiectile sau pulbere exploziva. Majoritatea scrisorilor de amenintare sau revendicare au un caracter politic, economic sau religios. Scrisorile starnesc angoasa si reactii de solidaritate din partea politicienilor, dar de cele mai multe ori nu sunt concretizate sau urmate de fapte. Din fericire.
In ceea ce priveste revendicarea de la Livorno, ea are un caracter predominant social si rasist. Este folosit acelasi ton extrem de agresiv, dar lipseste elaborarea ampla si teoretica a chestiunii tipica gruparilor extremiste traditionale.
Chiar si ultimatumul lansat ridica suspiciuni: o evacuare in scurt timp a rromilor, chiar numai din taberele neamenajate din Italia, ar fi imposibil de realizat.
Cei mai inversunati rasisti in Italia: politicienii si ziaristii
Terenul rasismului a fost si este cultivat in Italia in mod deschis si cvasi oficial. Tocmai de aceea nu este nevoie de miscari sau grupuri extremiste ascunse si noi precum Gape. Protagonistii principali sunt personaje politice de prim nivel, ministri, deputati, senatori, primari.
Incitarile si campaniile contra rromilor si strainilor in general sunt la ordinea zilei in politica italiana. In 2001 Lega Nord, partidul de extrema dreapta, demara o campanie cu un slogan fara echivoc : “semneaza si tu pentru a alunga tiganii” ( firma anche tu per mandare via gli zingari).
Sase “leghisti”- asa se numesc in Italia sustinatorii Ligii Nord -sunt arestati pentru “incitare la ura si discriminare rasiala”. Dar in apararea lor intervine chiar Ministrul Justitiei de atunci, Roberto Castelli: “Arat solidaritatea mea umana si politica acelor tineri”.
Presa italiana face restul: pana si cel mai mic episod de cronica neagra avand ca protagonisti rromi sau romani, devine subiect de prima pagina. Un exemplu il constituie chiar ziarul la care a sosit revendicarea, Il Tirreno.
Enigmele ziarului Il Tirreno
La sfarsitul lunii iunie a.c., la Livorno a avut loc un alt episod de intoleranta etnica alimentat in mass media. In urma unui conflict de strada, doi tineri italieni sunt batuti de cativa romani care ajung la politie. Cateva ore mai tarziu, un grup de rude si prieteni ale victimelor asalteaza Chestura si cer “sa-si faca dreptate singuri”.
Initial, cotidianul acorda stirii un spatiu limitat. Dar cu cinci zile de intarziere, stirea este preluata in prima pagina cu un titlu plin de angoasa: “ Nu a fost facuta justitie”, un interviu cu mama unuia din tinerii batausi.
Tonul ziarului Il Tirreno este de asemenea grav, creionand o atmosfera de Far West: “Chestura luata cu asalt”, “ in oras atmosfera e tensionata”, “ oamenilor le e frica sa iasa din casa”, “ e nevoie de mai multe controale”.
Tema este aprofundata in editia din ziua urmatoare, cu o pagina intreaga dedicata imigrantilor romani: “betivi, criminali, hoti de vile, prostitutie”. Concluzia: “tentatia de a rezolva problema in ilegalitate este puternica”-( Il Tirreno, editia din 5 iulie).
Opozitorii cotidianului au acuzat imediat redactia Il Tirreno de manipulare mediatica: “daca vreun ziarist, pentru a instrumentaliza politic intoleranta sau a vinde cateva ziare in plus, va sufla asupra focului provocand fenomene de rasism, sa-si asume intreaga responsabilitate politica si morala” ( periodicul Senza Soste din 5 iulie).
Nu este prima oara cand cotidianul este acuzat de a fi instrumentul de propaganda al unor grupuri de interese politice.
Lacunele legislative din Italia genereaza monstri rasisti
Imediat dupa moartea celor 4 copii rromi, Comisia Europeana a “certat” guvernul italian , acuzat ca nu a adecvat legislatia nationala la cerintele europene cu privire la minoritati, in special minoritatea rroma (vezi din 14 august a.c. a purtatorului de cuvant al Comisarului European pentru Afaceri Sociale, Vladimir Spidla).
Mustrarea este pe deplin motivata: exista diferente intre legislatia europeana si cea italiana, si cea italiana si a altor state UE. Laura Lucatello, experta de la Centrul de Studii pentru Imigratie ( CESTIM) de la Verona arata diferenta intre modelul de integrare englez (Race Relation Act- 1976) si realitatea italiana.
In Anglia legea este precisa si severa si pedepseste episoadele de discriminare rasiala. Italia, in schimb, este nepregatita sa gestioneze din punct de vedere legal si administrativ afluxul sustinut de rromi- arata Lucatello.
Chestiunea rromilor a devenit de extrema urgenta incepand cu sfarsitul anilor ’90 si “navala” rromilor romani. Este vorba de peste 50 000 rromi romani, dupa ultimele estimari oficiale (Opera Nomadi, IRES), dar multi specialisti sustin ca numarul ar fi dublu, chiar triplu.
Lipsa unei politici globale pentru combaterea discriminarilor rasiale impotriva rromilor a fost, de altfel, prima observatie adusa Italiei de catre Comisia Europeana impotriva rasismului si intolerantei inca din Raportul anual din 2001.
Victime indirecte ale discriminarii- romanii de etnie romana
Ceea ce Comisia Europeana nu a luat in calcul este ca lipsa unei legislatii care sa pedepseasca actele de discriminare nu afecteaza numai populatia rrom. Dimpotriva. Datorita faptului ca nomazii provoaca de cele mai multe ori reactii rasiste si ceilalti imigranti au de suferit. Victimele sunt adesea chiar romanii care nu sunt de etnie rroma.
Astfel, imigratia sustinuta de rromi proveniti din Romania a creat in imaginarul colectiv italian un stereotip: romanii sunt identificati cu rromii. Perceptia este confirmata cu ocazia multor episoade de rasism care au ca tinta romanii din Italia. Cel mai recent, de exemplu, cu ocazia meciului Dinamo- Lazio.
Corul suporterilor extremisti laziali era axat tocmai pe sintagma- romanii- popor de tigani ( zingari).
Anumite elemente din contextul aratat mai sus ar putea duce la o concluzie socanta: indiferent daca a fost sau nu o contrafacere, scrisoarea ar putea fi instrumentata oficial. De ce? Pentru ca instrumentalizarea cazului slujeste perfect politica italiana: justifica intarzierile in adecvarea legislatiei, acopera abuzurile autoritatilor si face audienta presei.
Dar mai ales alimenteaza o stare de rasism colectiv, mediu excelent de “afirmare” a ambelor extreme ale esichierului politic.
Un detaliu relevant al scrisorii Gape ar putea constitui un argument ca acest curent de opinie e orientat mai ales impotriva rromilor, iar nu romanilor. In scrisoare nu sunt mentionati romanii ca tinta a grupului. Se vorbeste explicit despre : «tabere de nomazi». Scopul declarat al gruparii ar fi “eliminarea rromilor de pe teritoriul italian”. Fara nici o referinta directa la romani in general.
Un articol de Miruna Cajvaneanu, politolog - Roma
( studii la Facultatea de stiinte politice- Univ. Bucuresti, absolvent al Facultatii de stiinte politice- Univ. La Sapienza, Roma, specializare politica internationala)
-publicat de Hotnews, 22/08/2007
Scrisoarea de revendicare a incendiului de la Livorno de catre o grupare extremista rasista (Gape) se incadreaza in sirul revendicarilor si amenintarilor violente care au atras atentia opiniei publice din Italia si Romania. Mai mult, scrisoarea alimenteaza un climat de nesiguranta indusa nu numai rromilor, ci si romanilor care locuiesc in Italia.
Revendicarile si amenintarile prin scrisori- la ordinea zilei in Italia
Revendicarile, amenintarile si ultimatumurile de tip extremist, facute prin intermediul scrisorilor trimise la ziare, sunt destul de des intalnite in Italia. Una sau doua ajung lunar in atentia mass media. Mai frecvente sunt cele semnate de Brigazile Rosii - grupare de extrema stanga, Forza Nuova - de extrema dreapta, sau alte grupari anarhice.
Unele contin desene cu insemne politice: svastica, secera si ciocanul sau chiar proiectile sau pulbere exploziva. Majoritatea scrisorilor de amenintare sau revendicare au un caracter politic, economic sau religios. Scrisorile starnesc angoasa si reactii de solidaritate din partea politicienilor, dar de cele mai multe ori nu sunt concretizate sau urmate de fapte. Din fericire.
In ceea ce priveste revendicarea de la Livorno, ea are un caracter predominant social si rasist. Este folosit acelasi ton extrem de agresiv, dar lipseste elaborarea ampla si teoretica a chestiunii tipica gruparilor extremiste traditionale.
Chiar si ultimatumul lansat ridica suspiciuni: o evacuare in scurt timp a rromilor, chiar numai din taberele neamenajate din Italia, ar fi imposibil de realizat.
Cei mai inversunati rasisti in Italia: politicienii si ziaristii
Terenul rasismului a fost si este cultivat in Italia in mod deschis si cvasi oficial. Tocmai de aceea nu este nevoie de miscari sau grupuri extremiste ascunse si noi precum Gape. Protagonistii principali sunt personaje politice de prim nivel, ministri, deputati, senatori, primari.
Incitarile si campaniile contra rromilor si strainilor in general sunt la ordinea zilei in politica italiana. In 2001 Lega Nord, partidul de extrema dreapta, demara o campanie cu un slogan fara echivoc : “semneaza si tu pentru a alunga tiganii” ( firma anche tu per mandare via gli zingari).
Sase “leghisti”- asa se numesc in Italia sustinatorii Ligii Nord -sunt arestati pentru “incitare la ura si discriminare rasiala”. Dar in apararea lor intervine chiar Ministrul Justitiei de atunci, Roberto Castelli: “Arat solidaritatea mea umana si politica acelor tineri”.
Presa italiana face restul: pana si cel mai mic episod de cronica neagra avand ca protagonisti rromi sau romani, devine subiect de prima pagina. Un exemplu il constituie chiar ziarul la care a sosit revendicarea, Il Tirreno.
Enigmele ziarului Il Tirreno
La sfarsitul lunii iunie a.c., la Livorno a avut loc un alt episod de intoleranta etnica alimentat in mass media. In urma unui conflict de strada, doi tineri italieni sunt batuti de cativa romani care ajung la politie. Cateva ore mai tarziu, un grup de rude si prieteni ale victimelor asalteaza Chestura si cer “sa-si faca dreptate singuri”.
Initial, cotidianul acorda stirii un spatiu limitat. Dar cu cinci zile de intarziere, stirea este preluata in prima pagina cu un titlu plin de angoasa: “ Nu a fost facuta justitie”, un interviu cu mama unuia din tinerii batausi.
Tonul ziarului Il Tirreno este de asemenea grav, creionand o atmosfera de Far West: “Chestura luata cu asalt”, “ in oras atmosfera e tensionata”, “ oamenilor le e frica sa iasa din casa”, “ e nevoie de mai multe controale”.
Tema este aprofundata in editia din ziua urmatoare, cu o pagina intreaga dedicata imigrantilor romani: “betivi, criminali, hoti de vile, prostitutie”. Concluzia: “tentatia de a rezolva problema in ilegalitate este puternica”-( Il Tirreno, editia din 5 iulie).
Opozitorii cotidianului au acuzat imediat redactia Il Tirreno de manipulare mediatica: “daca vreun ziarist, pentru a instrumentaliza politic intoleranta sau a vinde cateva ziare in plus, va sufla asupra focului provocand fenomene de rasism, sa-si asume intreaga responsabilitate politica si morala” ( periodicul Senza Soste din 5 iulie).
Nu este prima oara cand cotidianul este acuzat de a fi instrumentul de propaganda al unor grupuri de interese politice.
Lacunele legislative din Italia genereaza monstri rasisti
Imediat dupa moartea celor 4 copii rromi, Comisia Europeana a “certat” guvernul italian , acuzat ca nu a adecvat legislatia nationala la cerintele europene cu privire la minoritati, in special minoritatea rroma (vezi din 14 august a.c. a purtatorului de cuvant al Comisarului European pentru Afaceri Sociale, Vladimir Spidla).
Mustrarea este pe deplin motivata: exista diferente intre legislatia europeana si cea italiana, si cea italiana si a altor state UE. Laura Lucatello, experta de la Centrul de Studii pentru Imigratie ( CESTIM) de la Verona arata diferenta intre modelul de integrare englez (Race Relation Act- 1976) si realitatea italiana.
In Anglia legea este precisa si severa si pedepseste episoadele de discriminare rasiala. Italia, in schimb, este nepregatita sa gestioneze din punct de vedere legal si administrativ afluxul sustinut de rromi- arata Lucatello.
Chestiunea rromilor a devenit de extrema urgenta incepand cu sfarsitul anilor ’90 si “navala” rromilor romani. Este vorba de peste 50 000 rromi romani, dupa ultimele estimari oficiale (Opera Nomadi, IRES), dar multi specialisti sustin ca numarul ar fi dublu, chiar triplu.
Lipsa unei politici globale pentru combaterea discriminarilor rasiale impotriva rromilor a fost, de altfel, prima observatie adusa Italiei de catre Comisia Europeana impotriva rasismului si intolerantei inca din Raportul anual din 2001.
Victime indirecte ale discriminarii- romanii de etnie romana
Ceea ce Comisia Europeana nu a luat in calcul este ca lipsa unei legislatii care sa pedepseasca actele de discriminare nu afecteaza numai populatia rrom. Dimpotriva. Datorita faptului ca nomazii provoaca de cele mai multe ori reactii rasiste si ceilalti imigranti au de suferit. Victimele sunt adesea chiar romanii care nu sunt de etnie rroma.
Astfel, imigratia sustinuta de rromi proveniti din Romania a creat in imaginarul colectiv italian un stereotip: romanii sunt identificati cu rromii. Perceptia este confirmata cu ocazia multor episoade de rasism care au ca tinta romanii din Italia. Cel mai recent, de exemplu, cu ocazia meciului Dinamo- Lazio.
Corul suporterilor extremisti laziali era axat tocmai pe sintagma- romanii- popor de tigani ( zingari).
Anumite elemente din contextul aratat mai sus ar putea duce la o concluzie socanta: indiferent daca a fost sau nu o contrafacere, scrisoarea ar putea fi instrumentata oficial. De ce? Pentru ca instrumentalizarea cazului slujeste perfect politica italiana: justifica intarzierile in adecvarea legislatiei, acopera abuzurile autoritatilor si face audienta presei.
Dar mai ales alimenteaza o stare de rasism colectiv, mediu excelent de “afirmare” a ambelor extreme ale esichierului politic.
Un detaliu relevant al scrisorii Gape ar putea constitui un argument ca acest curent de opinie e orientat mai ales impotriva rromilor, iar nu romanilor. In scrisoare nu sunt mentionati romanii ca tinta a grupului. Se vorbeste explicit despre : «tabere de nomazi». Scopul declarat al gruparii ar fi “eliminarea rromilor de pe teritoriul italian”. Fara nici o referinta directa la romani in general.
Un articol de Miruna Cajvaneanu, politolog - Roma
( studii la Facultatea de stiinte politice- Univ. Bucuresti, absolvent al Facultatii de stiinte politice- Univ. La Sapienza, Roma, specializare politica internationala)
vineri, august 17, 2007
Stop al razzismo!
Corul SS Lazio canta: "la mamma del rumeno è una puttana"
Ancora un episodio di razzismo contro i romeni. Questa volta, allo stadio Olimpico. Come mai le vittime, i ricoverati in ospedali, sono romeni?
Gli incidenti. All'esterno dello stadio Olimpico, prima dell'inizio di Lazio-Dinamo Bucarest, ci sono stati incidenti fra le due tifoserie. Il bilancio è di cinque feriti, tutti di nazionalità romena: il più grave è un 33enne accoltellato al fianco e ricoverato al Santo Spirito. Nello stesso ospedale è stato medicato e dimesso un 28enne per una coltellata a una gamba. Altri tre tifosi ospiti sono stati accompagnati al Gemelli: un 37enne e un 16enne dimessi con prognosi di 8 giorni, mentre il terzo romeno è sotto controllo medico. - Il Messaggero
Ecco solo alcuni frammenti dal forum della curva nord:
"Purtroppo non ce saro'. Ma sti rumeni che cazzo vojono? Ma stateve a casuccia vostra. Anzi venite a pianne tre "antonio40
"pero` se c e` qualche bella rumena moglie di qualche giocatore potremmo ospitarla....
cosi` mentre voi vi mangiate le rane io mangio altro.." christian.k
"Ma quali 6000 ai rumeni???La Lazio ufficialmente ne ha spediti 3000 in Romania,se poi fate gli zingari e venite senza biglietto per fare casino è un'altra storia..."El Cholo
"ma che calmo....so na massa de zingari...... "chupina
"io invece celi kiamo zingari...kazzo qua da me è pieno li vojo vede tutti al rogo!"sololalazio
"brutto pezzo de merda!!!stai zitto se non vuoi k vengo la a spaccarti quella faccia di merda k t ritrovi!!!"
"o rumeno zingaro de merda!!!!!!ieri sete finitri allìospedale!!!a zingaracci!!!!lavateve col foko!!!"
"be ieri tutto lo stadio cantava questo coro e NESSUNO a fischiato hai capito!!!vai allo stadio rpima di parlare!!!"
marți, august 07, 2007
marți, iulie 31, 2007
În acea zi de octombrie, când am rostit Crezul în limba română la Vatican, alături de IPF Teoctist

Eram printre miile de studenţi bucureşteni care au asistat în mai 1999 la vizita primului Papă catolic pe pământ ortodox: Papa Ioan Paul al doilea se întâlnea cu IPF Teoctist. Am auzit, printre steguleţe tricolore şi galben cu alb, strigătul mulţimii: “Unitate, unitate”. Aveam impresia că trăim un moment istoric- era un prim important pas spre ecumenism.
Destinul a făcut ca, în octombrie 2002, la Roma, să particip şi la a doua întâlnire simbolică între cei doi întâi- stătători de biserici. Un moment istoric pentru românii din Italia: vizita IPF Teoctist la Vatican, ca invitat al Papei Ioan Paul al doilea. La slujba comună, oficiată pe Insula Tiberină, împreună cu cardinalul Ruini, se respira acelaşi aer ca la Bucureşti cu 3 ani în urmă. Erau prezenţi sute de credincioşi, catolici şi ortodocşi. M-am apropiat de Patriarh emoţionată, la intrarea în bazilica Sfântul Bartolomeu, cu fetiţa mea de un an, Giorgia, în braţe. M-a întrebat cu accentul său blând moldovenesc, cum o cheamă, apoi a binecuvântat-o pe creştet.
După câteva zile, pe 13 octombrie, eram la Vatican, în Bazilica Sfântul Petru, să asist la Liturghia duminicală comună, catolică şi ortodoxă. Prea Fericitul Teoctist şi Papa Ioan Paul al doilea au slujit împreună, în faţa miilor de credincioşi. Ascultam Sfânta Evanghelie în Vatican, în limba română! Patriarhul nostru a ţinut predica, amintind o epistolă a Sf. apostol Pavel. “Am citit Evanghelia respirând cu doi plămâni”, a spus Papa Ioan Paul al doilea adăugând apoi, în româneşte: “Dumnezeu să binecuvânteze România”. Apoi s-a spus Crezului, alternativ şi în limba română, de PF Teoctist. Toţi românii prezenţi la Vatican eram emoţionaţi şi rosteam şi noi împreună cu Patriarhul, mărturisirea credinţei.
În acele momente, pe planul spiritual al credinţei, comuniunea noastră ca fraţi creştini, ortodocşi şi catolici, a fost deplină. Dumnezeu să-i odihnească pe cei doi întâi- stătători de Biserici, adormiţi în scurtă vreme unul de altul!
miercuri, iulie 25, 2007
Manipolazione e persuasione
La differenza c'è. La persona che subisce la persuasione è cosciente del processo ( =azione) cui è sottoposto.
La persona manipolata invece non è per nulla cosciente dell'intenzione di colui che agisce.
La persona manipolata invece non è per nulla cosciente dell'intenzione di colui che agisce.
Tra Nietzsche e Foucault- Considerazioni sul linguaggio come strumento di volontà
Quanto mi piacerebbe trovare la conferma e..o la scala per misurare la potenza del linguaggio. Il nostro linguaggio ci costruisce o siamo noi a costruirlo, o si tratta di un processo ambivalente?
recentemente mi sono resa conto di quanto il linguaggio sia in pratica un ostacolo per fare passare un messaggio, anche di potere (nel senso in cui lo poteva intendere Nietzsche). In questo senso il linguaggio, paragonato ad un... vestito, ha ben poche speranze di far passare un messaggio di potere. Quali caratteristiche debba avere allora, questo tipo di linguaggio.
Il dubbio sorge anche quando si stabilisce un rapporto diretto SAPERE- POTERE ( Foucault)
recentemente mi sono resa conto di quanto il linguaggio sia in pratica un ostacolo per fare passare un messaggio, anche di potere (nel senso in cui lo poteva intendere Nietzsche). In questo senso il linguaggio, paragonato ad un... vestito, ha ben poche speranze di far passare un messaggio di potere. Quali caratteristiche debba avere allora, questo tipo di linguaggio.
Il dubbio sorge anche quando si stabilisce un rapporto diretto SAPERE- POTERE ( Foucault)
Considerazioni sull'essere .. leggero di Kundera
L'essere secondo Kundera .. mi ha fatto oggi riflettere sul libero arbitrio.
Cosa ci pesa di più? il processo di prendere una decisione- l'angoscia e il dubbio di aver preso la decisione sbagliata- o il sentimento che alla fine le decisioni che prendiamo non cambiano il corso delle cose ed è meglio lasciarsi andare? Decisamente la negazione del libero arbitrio può avere una nuova interpretazione- la differenza fra percezione/ convinzione e il desiderio di prendersi un'eventuale responsabilità.
Cosa ci pesa di più? il processo di prendere una decisione- l'angoscia e il dubbio di aver preso la decisione sbagliata- o il sentimento che alla fine le decisioni che prendiamo non cambiano il corso delle cose ed è meglio lasciarsi andare? Decisamente la negazione del libero arbitrio può avere una nuova interpretazione- la differenza fra percezione/ convinzione e il desiderio di prendersi un'eventuale responsabilità.
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